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General Motors ha accettato di pagare circa 190 milioni di euro per chiudere le accuse di aver venduto illegalmente i dati di guida e le informazioni sulla posizione dei suoi automobilisti a società specializzate nella compravendita di dati. L’intesa mette fine al contenzioso avviato da una coalizione di 36 procuratori generali degli Stati Uniti e porta con sé obblighi precisi per il costruttore americano. GM dovrà infatti ridurre la quantità di informazioni raccolte durante la guida e ottenere un consenso esplicito da parte dei conducenti prima di registrare qualsiasi dato che li riguardi.
Una cifra importante, che arriva dopo mesi di pressioni sul gruppo di Detroit e che riporta al centro una questione molto concreta per chiunque possieda un’auto connessa. Cosa succede alle informazioni prodotte ogni volta che si mette in moto il veicolo? Nel caso di GM quelle informazioni, secondo l’accusa, avrebbero preso strade ben diverse da quelle promesse ai clienti.
Il programma Smart Driver e il ruolo delle assicurazioni
Al cuore della vicenda c’è Smart Driver, un programma ormai dismesso che raccoglieva dati sulle abitudini al volante. Parliamo di dettagli come le accelerazioni, le frenate e la durata dei singoli viaggi. Informazioni apparentemente innocue che però, messe insieme, raccontano parecchio su come una persona guida. Secondo gli Stati coinvolti, General Motors avrebbe trasmesso questi dati ai cosiddetti data broker, permettendo così alle compagnie assicurative di acquistarli e di usarli per alzare i premi assicurativi dei clienti. Ma le contestazioni non si fermano qui. Gli Stati hanno accusato il costruttore anche di non aver informato gli automobilisti della loro iscrizione al programma Smart Driver e del fatto che l’azienda stesse raccogliendo i loro dati. In pratica molti conducenti si sarebbero ritrovati dentro un sistema di monitoraggio senza saperlo, e qualcuno lo avrebbe scoperto solo vedendo crescere il costo della propria polizza.
Dal canto suo la casa automobilistica ha voluto sottolineare che il servizio non esiste più da tempo. La portavoce Charlotte McCoy ha spiegato in una dichiarazione che l’accordo riguarda Smart Driver, un prodotto chiuso nel 2024, e che rafforza i passi già compiuti dall’azienda per migliorare le proprie pratiche sulla privacy. Secondo McCoy i dati dei veicoli connessi consentono esperienze più sicure, più utili e personalizzate, e GM si impegna a essere chiara su quali informazioni vengono usate, su come vengono protette e sulle scelte a disposizione dei clienti riguardo a ciò che decidono di condividere.
Una coalizione di Stati guidata da Oregon e Washington
Il patteggiamento arriva a pochi mesi di distanza da un altro accordo simile. General Motors aveva già accettato di versare circa 11 milioni di euro per risolvere accuse analoghe in California. Questa volta però il fronte è molto più ampio. A guidare l’azione legale contro il gruppo sono stati il procuratore generale dell’Oregon Dan Rayfield e quello dello Stato di Washington Nick Brown, affiancati da numerosi altri Stati tra cui New York, Florida, Michigan, Nevada e Pennsylvania. Proprio Rayfield ha usato parole piuttosto dirette per descrivere la vicenda. In una nota ha ricordato che le persone avevano comprato un’auto e non un dispositivo di tracciamento. Il procuratore ha poi spiegato che GM aveva presentato il programma ai conducenti come uno strumento per aiutarli a guidare in modo più sicuro, promettendo che i loro dati non sarebbero stati condivisi con le assicurazioni senza autorizzazione. Secondo quanto emerso dall’indagine, invece, l’azienda avrebbe venduto comunque quei dati e alcuni automobilisti avrebbero pagato le conseguenze con premi assicurativi più alti.
Con l’accordo appena raggiunto General Motors si impegna quindi non solo a versare la somma stabilita, ma anche a cambiare il modo in cui gestisce le informazioni raccolte dalle sue vetture. Le nuove regole impongono limiti alla raccolta dei dati di guida e richiedono il via libera esplicito dei conducenti prima che qualsiasi informazione venga registrata.
Fonte: TecnoAndroid


