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General Motors ha accettato di pagare 220 milioni di dollari, circa 190 milioni di euro, per chiudere le accuse e le cause legate alla vendita dei dati di guida dei propri clienti. Sono passati più di due anni e mezzo da quando un’inchiesta giornalistica ha rivelato che alcune case automobilistiche cedevano informazioni sensibili sui conducenti a intermediari collegati al mondo assicurativo. L’accordo arriva mentre sempre più persone dichiarano di volere maggiore attenzione alla privacy quando acquistano un’auto nuova.
Al centro della vicenda c’è la funzione OnStar Smart Driver, alla quale milioni di automobilisti statunitensi alla guida di veicoli GM si sono iscritti tra il 2016 e il 2024. A loro era stato spiegato che il sistema li avrebbe aiutati a migliorare lo stile di guida e che i dati non sarebbero stati venduti. Molti però non sapevano che il programma raccoglieva in silenzio la posizione precisa del veicolo e informazioni dettagliate sul comportamento al volante, poi cedute a grandi data broker come LexisNexis e Verisk. Tra le informazioni finite sul mercato c’erano le frenate brusche, gli eccessi di velocità e gli spostamenti a tarda notte.
Dai rapporti di credito alle polizze negate
Una volta raccolti e venduti, questi dati servivano a compilare rapporti di credito sui conducenti. Alcune compagnie assicurative li utilizzavano per stabilire le tariffe e in certi casi perfino per rifiutare la copertura. Appena due settimane dopo l’uscita dell’inchiesta originale, General Motors è stata costretta a interrompere gli accordi con LexisNexis e Verisk.
I guai per il costruttore di Detroit però non si sono fermati lì. Nel gennaio 2025 la Federal Trade Commission ha vietato all’azienda di condividere per cinque anni i dati di geolocalizzazione e quelli sul comportamento di guida con le agenzie di informazione sui consumatori. L’autorità federale ha anche stabilito che GM debba ottenere il consenso esplicito dei clienti prima di raccogliere i dati dei veicoli connessi e che i proprietari possano disattivare la raccolta delle informazioni più delicate, a partire dalla posizione precisa dell’auto.
L’accordo con 36 stati e le accuse ai concessionari
Ora arriva la cifra da 220 milioni di dollari per chiudere le contestazioni portate avanti dai procuratori generali di 36 stati americani, con lo Stato di Washington in prima fila. In una dichiarazione un portavoce di GM ha spiegato che la casa ha rafforzato la tutela della privacy all’interno del sistema. “I dati dei veicoli connessi rendono possibili esperienze più sicure, utili e personalizzate, e GM si impegna a essere chiara su quali informazioni vengono utilizzate, su come vengono protette e sulle scelte che i clienti hanno riguardo a ciò che condividono” ha dichiarato il portavoce.
Il procuratore generale dello Stato di Washington Nick Brown sostiene che molti automobilisti siano stati iscritti automaticamente al programma Smart Driver nel momento in cui sottoscrivevano i servizi OnStar. Secondo l’accusa, in alcuni casi i dipendenti delle concessionarie avrebbero accettato termini e condizioni al posto dei clienti, senza il loro consenso. Come se non bastasse, GM incentivava pesantemente i rivenditori a spingere le iscrizioni a OnStar e il personale riceveva bonus in base al numero di clienti convinti ad abbonarsi ai servizi connessi. Le contestazioni vanno anche oltre. L’app OnStar avrebbe comunicato a 370.000 conducenti di non essere iscritti a Smart Driver quando invece lo erano, e i loro dati venivano regolarmente venduti. Quando poi GM li ha rimossi dal programma senza alcun avviso, broker e assicurazioni hanno conservato le informazioni sensibili già raccolte sulla loro guida.
Fonte: TecnoAndroid


