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Gasolini AR1, la monoposto artigianale sotto i 6.000 euro

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Mentre Monterey Car Week macinava record d’asta a colpi di decine di milioni, dall’altra parte del mondo prendeva forma la Gasolini AR1, una monoposto artigianale che costa meno di un’utilitaria usata e che ribalta l’idea stessa di auto sportiva. Il contrasto è quasi comico, se si pensa che nella stessa settimana una delle sei Shelby Daytona Coupe è stata battuta per circa 37 milioni di euro e la prima Ferrari Luce elettrica finita in mani private ha superato i 34 milioni. Roba da titoli di giornale, certo, ma difficile emozionarsi davvero.

Il punto è che la corsa alla potenza ha smesso da un pezzo di avere senso su strada. Anche una sportiva “normale”, una Porsche 718 Boxster o una Toyota Supra, offre molto più di quanto si possa sfruttare senza finire in tribunale, e ogni nuova generazione aggiunge cavalli e zeri sul prezzo. Ci si mettono pure gomme, consumabili, motori assetati e listini ormai fuori scala. A un certo punto il giocattolo diventa insostenibile.

Gasolini AR1: una motocicletta travestita da astronave

La AR1 nasce dalle mani di Robert Ely e sfrutta una particolarità tutta britannica: nel Regno Unito immatricolare un’auto costruita in un garage è più semplice che quasi ovunque. Tradizione rispettata, quindi, anche nella scelta di attingere a piene mani da componenti già esistenti. Motore, cambio, impianto elettrico e strumentazione arrivano da una Honda CBR500 del 2017, con il bicilindrico in linea sistemato dietro l’abitacolo monoposto e collegato alle ruote posteriori tramite un albero di trasmissione.

Nessuna elaborazione estrema, nessuna sovralimentazione: 47 cavalli, pari a 35 kW, e 43 Nm di coppia. Numeri che sembrano poca cosa finché non si scopre che il peso resta sotto i 454 chili. Le gomme sono strette, prese in prestito da una Ford Ka, perché l’obiettivo dichiarato è divertirsi, non stabilire tempi sul giro. Un’impostazione che oggi suona quasi eretica.

Il disegno merita un discorso a parte. Ely voleva lavorare con forme bidimensionali e un’estetica da fantascienza anni Novanta, e il risultato è effettivamente riconoscibile a colpo d’occhio. Due piccoli fori sul muso convogliano l’aria verso il radiatore, mentre lungo le fiancate alcune prese NACA lasciano uscire quella calda. Le ruote sono racchiuse in carenature aerodinamiche e perfino gli elementi delle sospensioni, lasciati a vista, indossano coperture a goccia per limitare la resistenza. Sotto la carrozzeria, un telaio tubolare.

Meno di 6.000 euro e un progetto elettrico in arrivo

Il bello della Gasolini è che il conto torna anche alla pompa: circa 5,7 litri per 100 chilometri, pure guidando con una certa allegria. Difficile trovare qualcosa di paragonabile nel panorama delle sportive attuali, dove il divertimento si paga a peso d’oro in ogni voce di spesa.

Ely non ha intenzione di costruire altri esemplari di AR1, ma sostiene che chiunque possa realizzarne uno spendendo meno di 6.000 euro, e vende volentieri piani e istruzioni per farlo. Esiste anche un’intera serie di video dedicata alla costruzione, molto più fatti che chiacchiere, quasi ipnotica da guardare.

Nel frattempo il progetto va avanti. La AR2, ancora in lavorazione, sostituisce il propulsore della CBR500 con un motore elettrico HyPer 9 e alcune celle di batteria recuperate da una Jaguar I-Pace. Sulla carta promette il doppio della potenza e quattro volte la coppia, il che dovrebbe renderla parecchio più vivace da domare rispetto alla sorella a benzina.

Resta il fatto che un’auto del genere, costruita in un capannone con pezzi di recupero e un po’ di testardaggine, riesce a raccontare qualcosa che nessuna hypercar da milioni di euro riesce più a dire. E lo fa con 47 cavalli.

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