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G7, esercitazioni anti cyberattacchi per le banche nell’era IA

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Il G7 ha deciso di preparare le banche agli attacchi informatici con una serie di simulazioni, in un momento in cui l’intelligenza artificiale sta cambiando le regole del cyber crimine. Gli assalti diventano più credibili, automatizzati e personalizzati, e soprattutto più difficili da intercettare in tempo reale. La decisione è arrivata il 15 ottobre a Bangkok, dove i rappresentanti dei sette Paesi si sono riuniti a margine degli incontri annuali del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale, in programma dal 12 al 18 ottobre.

La ministra giapponese Satsuki Katayama ha spiegato che le prove saranno organizzate dalle autorità finanziarie, con la possibile partecipazione di istituti privati. I risultati serviranno a verificare le procedure di emergenza e ad aggiornare i manuali di intervento. Il comunicato della presidenza francese conferma il confronto sui rischi legati ai modelli più avanzati di IA, mentre modalità, date ed elenco dei partecipanti privati attendono ulteriori comunicazioni. La scelta dà seguito all’indirizzo espresso dai leader a giugno, quando i governi avevano chiesto più collaborazione tra responsabili finanziari ed esperti di cybersicurezza.

Esercitazioni da tavolo e rischio sistemico

Il formato scelto è quello delle esercitazioni da tavolo. In pratica i responsabili ricevono uno scenario di crisi simulato e devono prendere decisioni, coordinarsi e misurare l’efficacia delle procedure. L’idea è ricostruire la catena delle responsabilità, i tempi necessari a individuare l’incidente, le comunicazioni tra autorità e operatori e le condizioni per riattivare i servizi essenziali. Il Financial Stability Institute della Banca dei regolamenti internazionali distingue i test sul singolo istituto da quelli che guardano all’intero sistema, ed è proprio questa seconda dimensione a interessare il G7, visto che pagamenti, mercati e servizi tecnologici legano organizzazioni di Paesi diversi.

Il nodo sta nella doppia natura dell’IA. Un sistema avanzato può analizzare software, scovare punti deboli e aiutare a costruire strumenti per sfruttarli in tempi ridotti, ma gli stessi modelli possono anche sostenere le difese accelerando controlli e correzioni. Uno studio del Fondo monetario internazionale pubblicato a giugno segnala soprattutto un rischio di scala, perché un difetto in un software comune o in un fornitore condiviso può esporre contemporaneamente molti istituti mentre la velocità delle operazioni automatiche comprime i tempi di reazione umana.

Le conseguenze vanno ben oltre il furto di dati. Un incidente capace di bloccare un servizio critico può ritardare bonifici, ostacolare operazioni sui mercati e minare la fiducia degli utenti. Nel rapporto sulla stabilità finanziaria diffuso il 13 ottobre il Fondo ha inserito le incursioni digitali tra i fattori in grado di provocare tensioni. La vulnerabilità diventa sistemica quando più intermediari dipendono dalle stesse reti, dallo stesso software o dallo stesso fornitore cloud.

La cronaca offre già un esempio concreto. Il 7 ottobre CrowdStrike, società americana specializzata nella rilevazione delle intrusioni, ha pubblicato l’analisi di una campagna contro organizzazioni finanziarie della Corea del Sud attiva tra la fine di settembre e i primi giorni di ottobre. Sono emerse tracce dell’uso di ARTEX, uno strumento che automatizza verifiche offensive, insieme a modelli di IA. L’indagine riferisce di esfiltrazione di dati e documenta strumenti automatici affiancati a tecniche tradizionali.

Cosa misurano i test e cosa insegnano i precedenti

Le prove puntano a tre capacità collegate. Rilevare l’attacco e far circolare in fretta le informazioni, limitare i danni isolando i sistemi compromessi e infine ripristinare i servizi con copie dei dati affidabili e decisioni condivise tra banche, fornitori e autorità. Un istituto può avere riserve solide e trovarsi comunque nell’impossibilità di operare per una semplice interruzione tecnologica.

I precedenti dicono che le verifiche funzionano. Nel 2024 la Banca centrale europea ha sottoposto 109 istituti a una prova di resilienza informatica, esaminandone 28 più a fondo. A giugno del 2026 il vicepresidente del Consiglio di vigilanza Frank Elderson ha riferito che quasi tre quarti delle criticità erano già state affrontate. Un’analisi della BIS pubblicata a maggio ha stimato poi un aumento degli investimenti in cybersicurezza di circa l’80% nelle banche inizialmente meno attrezzate. Sempre a maggio la Banca d’Inghilterra ha chiesto agli operatori di rafforzare gestione delle vulnerabilità, sicurezza dei fornitori esterni e capacità di ripristino.

In Italia la Banca d’Italia il 17 luglio ha richiamato banche minori, istituti di pagamento e altri intermediari vigilati a potenziare il controllo delle vulnerabilità e la continuità dei servizi alla luce dei modelli avanzati di IA. Le indicazioni nazionali si affiancano al regolamento europeo DORA, applicato da gennaio 2025, che disciplina rischio informatico, gestione degli incidenti e rapporti con i fornitori tecnologici. L’ABI insiste invece sulla formazione e sugli strumenti antifrode.

Dalle esercitazioni del G7 ci si attende una valutazione delle procedure già adottate seguita da eventuali correzioni, con lo scopo di far emergere ritardi, responsabilità sovrapposte e dipendenze tecnologiche critiche prima che un incidente reale imponga decisioni in pochi minuti.

Fonte: TecnoAndroid

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