In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Le foreste pluviali del pianeta potrebbero custodire farmaci non ancora descritti per un valore complessivo di circa 650 miliardi di euro. Una cifra enorme, che parte da una domanda antica e sempre difficile da affrontare, cioè come si possa attribuire un prezzo alla natura. Qui la risposta passa da una strada precisa, quella delle medicine che quegli ecosistemi potrebbero offrire e che la scienza, almeno per ora, non ha ancora individuato né catalogato.
L’idea di misurare il valore della natura in termini economici divide da sempre, e c’è una ragione. Un bosco, un fiume o una distesa di alberi secolari hanno un’importanza che sfugge ai numeri, eppure proprio i numeri riescono spesso a farsi ascoltare meglio di qualsiasi altro argomento. Tradurre una foresta in una somma di denaro può sembrare riduttivo, ma serve a rendere concreto qualcosa che altrimenti resterebbe astratto per molte persone.
Il tesoro nascosto nelle foreste pluviali
Il punto centrale riguarda le sostanze che non sono ancora state scoperte. Parlare di farmaci non descritti significa riferirsi a composti che esistono in natura ma di cui la ricerca non conosce ancora l’identità, le proprietà o i possibili impieghi terapeutici. In altre parole si tratta di un potenziale, di una ricchezza che c’è ma che nessuno ha ancora visto davvero da vicino.
Le foreste tropicali diventano così una specie di enorme archivio chiuso, pieno di pagine che nessuno ha mai letto. Ogni pianta, ogni organismo che vive sotto quelle chiome fitte può contenere una molecola utile, e il fatto che la stima arrivi a centinaia di miliardi dà un’idea della portata di ciò che potrebbe restare nascosto. Non è una somma già incassata, ovviamente. È una proiezione di quanto potrebbe valere quello che ancora manca all’appello.
Dare un prezzo a ciò che non si conosce
La scelta di calcolare il valore di queste aree verdi attraverso le medicine potenziali ha un effetto quasi spiazzante. Di solito il pregio di un ambiente naturale viene raccontato con parole come bellezza, equilibrio, patrimonio. In questo caso invece il discorso cambia registro e si sposta su un terreno molto più pratico, quello della salute e dell’economia, due ambiti che toccano chiunque.
Il ragionamento è piuttosto lineare. Se in quegli ecosistemi si nascondono sostanze capaci di diventare cure, allora ogni ettaro di foresta pluviale ha un valore che va ben oltre il legname o il suolo su cui sorge. E quel valore riguarda proprio ciò che la scienza non ha ancora descritto, un dettaglio che rende la stima ancora più interessante perché misura l’ignoto anziché il conosciuto.
Certo, assegnare un prezzo a qualcosa che non si è mai visto comporta un margine di incertezza. Ma è proprio questa la natura della stima, che non pretende di fotografare un tesoro già in mano quanto piuttosto di indicare quanto si potrebbe perdere senza nemmeno saperlo. La cifra finale resta quella da cui tutto è partito, circa 650 miliardi di euro in farmaci ancora sconosciuti custoditi dalle foreste pluviali del mondo.
Fonte: TecnoAndroid








