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La pubblicazione dei conti del primo semestre 2026 da parte di quasi tutte le case automobilistiche del mondo permette finalmente di capire chi sta guadagnando davvero e chi invece fatica. In cima alla classifica della redditività c’è ancora una volta Ferrari, con numeri che nessun altro costruttore riesce nemmeno ad avvicinare. La notizia più curiosa però arriva dalla Cina, dove NIO è riuscita per la prima volta a chiudere sei mesi con un utile.
Per mettere a confronto realtà così diverse l’analisi si basa su tre parametri molto concreti. Il primo sono i ricavi, cioè il denaro generato dalla vendita dei veicoli e dalle altre attività del gruppo. Il secondo riguarda gli utili o le perdite operative, ovvero quanto resta in cassa (o quanto manca) dopo aver pagato i costi di produzione e le spese amministrative e commerciali. Il terzo sono i volumi di vendita, quindi il numero totale di auto vendute, consegnate, immatricolate o spedite. Il campione è ampio e comprende 38 marchi: 12 cinesi, 11 europei, 8 giapponesi, 5 statunitensi e 2 coreani. Mancano all’appello solo VinFast e KGM, che al momento della raccolta dei dati non avevano ancora diffuso i propri bilanci.
Ferrari resta in testa ma il margine si limita di poco
Il Cavallino si conferma leader assoluto quando si parla di profitti. Il suo margine operativo ha toccato il 43,0%, ben 16 punti percentuali sopra quello della seconda classificata, Jaguar Land Rover. Un distacco enorme, che racconta bene quanto il modello di business di Maranello sia unico nel panorama dell’auto. Detto questo, anche per Ferrari c’è stato un leggero arretramento rispetto al primo semestre 2025, quando la quota di profitto sui ricavi si era fermata al 43,7%.
A spiegare questa piccola flessione contribuiscono anche le vendite più deboli di supercar di fascia alta in Europa e in Cina. Alle spalle della casa italiana si piazzano Jaguar Land Rover con un margine del 26,8% e Toyota con il 12,7%. Il dato del colosso giapponese pesa parecchio, soprattutto se si considera la concorrenza sempre più aggressiva dei costruttori cinesi in molti dei mercati in cui è presente.
NIO cambia passo e i marchi cinesi guardano all’estero
L’altro aspetto interessante emerso dai bilanci riguarda proprio alcuni gruppi cinesi, che hanno migliorato in modo evidente i propri conti. In patria la guerra dei prezzi continua a mettere sotto pressione attività e guadagni, eppure diversi produttori sono riusciti a compensare queste difficoltà spingendo con più decisione sui mercati esteri. È il caso di Xpeng, che ha portato il margine operativo dal 4,4% al 7,3%, e di Chery Auto, salita dal 6,9% al 9,8%.
La vera protagonista del semestre però è NIO, che ha lasciato alle spalle le perdite dell’anno precedente. Nei primi sei mesi del 2025 il marchio aveva chiuso con un passivo operativo di 660 milioni di euro, una cifra pari al 17,9% dei ricavi. Dodici mesi dopo il quadro è completamente diverso. Il fatturato è più che raddoppiato e l’azienda è riuscita per la prima volta nella sua storia a generare un utile operativo di 366 milioni di euro. Il traguardo assume un peso ancora maggiore se si pensa che, a differenza di Xpeng e Chery, NIO non può ancora essere considerata un grande esportatore di automobili. Il salto in avanti è arrivato quindi senza poter contare sulla stessa spinta dei mercati internazionali che ha sostenuto altri concorrenti cinesi.
Fonte: TecnoAndroid








