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Le impronte digitali lasciate nell’argilla più di duemila anni fa stanno aiutando a capire chi abbia davvero dato forma al celebre Esercito di terracotta della Cina. Si tratta di un’opera vecchia di circa 2.200 anni e, a quanto emerge da quei segni minuscoli, a realizzarla sarebbero stati autori inattesi, diversi da quelli che ci si sarebbe potuti aspettare. Non è un dettaglio da poco, perché dietro un lavoro di queste dimensioni ci sono state persone in carne e ossa. Le loro tracce sono rimaste impresse nel materiale e oggi raccontano qualcosa che le statue da sole non dicevano.
Un esercito a grandezza naturale modellato nell’argilla
Costruire un intero esercito a grandezza naturale partendo dall’argilla è stata un’impresa colossale. Basta pensare alla mole del progetto per intuire quante mani abbiano dovuto lavorare a quelle figure, una dopo l’altra, fino a dare vita a un’armata di terracotta capace di attraversare oltre due millenni. Proprio questa dimensione collettiva rende interessante la domanda su chi fossero davvero i realizzatori. L’imponenza del risultato finale ha sempre catturato lo sguardo, mentre l’identità di chi ci ha lavorato è rimasta più sfuggente.
Le tecniche di lavorazione aiutano a ricostruire l’organizzazione del cantiere
L’Esercito di terracotta fu realizzato per volontà del primo imperatore cinese, Qin Shi Huang, che desiderava portare con sé nell’aldilà un’armata capace di proteggerlo. Il complesso funerario, situato nei pressi di Xi’an, comprende migliaia di guerrieri, cavalli e carri, con figure caratterizzate da dettagli differenti. La produzione richiese un’organizzazione articolata, nella quale la lavorazione dell’argilla e l’assemblaggio delle statue dovevano procedere secondo metodi ben coordinati.
Le impronte digitali assumono un valore particolare proprio perché permettono di avvicinarsi al lavoro quotidiano degli artigiani. Accanto alle analisi delle tracce lasciate sulla superficie, lo studio delle tecniche costruttive può aiutare a comprendere come venissero distribuiti i compiti e quali procedure fossero condivise tra le diverse squadre. Le differenze tra le figure, inoltre, suggeriscono una combinazione di lavorazioni standardizzate e interventi individuali. Non tutte le statue, infatti, furono necessariamente realizzate da una sola persona: diverse fasi potevano coinvolgere più mani. Ricostruire questi passaggi significa approfondire anche l’organizzazione sociale ed economica della Cina imperiale, dove un progetto funerario di proporzioni eccezionali richiedeva competenze specialistiche e una forza lavoro considerevole.
Cosa rivelano le impronte sui creatori dell’Esercito di terracotta
Le impronte digitali antiche conservate sulla superficie delle figure funzionano come una sorta di firma involontaria. Sono il segno diretto del contatto tra le dita degli artigiani e l’argilla ancora morbida, e oggi permettono di guardare all’Esercito di terracotta da una prospettiva nuova. Grazie a queste tracce adesso si sa qualcosa in più su chi abbia realizzato l’armata cinese di 2.200 anni fa. E il quadro che ne viene fuori indica creatori inaspettati, lontani dall’immagine che finora accompagnava questo straordinario lavoro in argilla.
Fonte: TecnoAndroid


