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Ericsson ISAC System: la rete 5G diventa un radar contro i droni

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Ericsson ha presentato il 2 novembre l’Ericsson ISAC System, una soluzione che trasforma parte della rete 5G già esistente in un grande sensore distribuito, capace di individuare e seguire droni e altri oggetti in volo a bassa quota anche quando non sono collegati alla rete. In pratica le antenne della telefonia mobile diventano sentinelle. I primi progetti pilota commerciali partiranno nel 2027 e guardano a un pubblico preciso fatto di difesa, sicurezza pubblica e gestori di infrastrutture critiche. La sigla ISAC sta per Integrated Sensing and Communication, cioè rilevamento e comunicazione integrati, ed è una delle funzioni di punta attese con il 6G.

La tecnologia è già uscita dal laboratorio. A luglio, durante i Mondiali di calcio, AT&T ed Ericsson hanno organizzato una sperimentazione all’AT&T Stadium di Arlington, in Texas. A metà dimostrazione un oggetto sconosciuto è comparso sul pannello di controllo ed è stato subito segnalato come intruso. La rete ne ha seguito la rotta verso lo stadio mostrando velocità, posizione e una classificazione prodotta dall’intelligenza artificiale con il relativo grado di affidabilità, finché un secondo drone degli organizzatori non si è alzato per confermarne la presenza a vista.

Il problema è tutt’altro che teorico. L’FBI ha individuato quasi 1.500 velivoli senza pilota nei pressi delle sedi del torneo e a metà luglio i sequestri avevano superato quota 700. Nemmeno le basi militari sono al riparo. Il comando settentrionale delle forze armate statunitensi ha riferito al Senato 350 rilevamenti nel 2024 sopra un centinaio di installazioni, mentre la polizia criminale federale tedesca ha registrato in Germania oltre mille voli sospetti nel 2025, concentrati su strutture militari, aeroporti e infrastrutture strategiche.

Antenne che leggono gli echi senza nuovo hardware

Il principio è quello del radar. Le onde emesse da una stazione base rimbalzano su edifici, veicoli e oggetti in volo e l’analisi dei riflessi rivela se c’è qualcosa, dove si trova, quanto è grande, a che velocità si sposta e in quale direzione. Secondo l’azienda in alcuni casi lo studio delle microfirme del segnale, cioè le piccole variazioni generate dal movimento delle parti di un oggetto, permette perfino di distinguere un drone da un uccello. Rispetto al Gps o alla localizzazione tramite celle la differenza è enorme perché il bersaglio non deve trasmettere nulla.

L’architettura è multistatica: un sito trasmette e altri siti lontani raccolgono i riflessi, osservando ogni oggetto da più angolazioni senza un singolo punto debole da colpire. La parte più curiosa riguarda l’assenza di apparati dedicati. Il sistema sfrutta le antenne Massive MIMO già installate, quelle composte da molti elementi capaci di orientare il fascio radio, insieme ai chip proprietari di Ericsson e a uno strato di software e IA. Le tre torri di Arlington hanno seguito più droni tra i 90 e i 120 metri di quota e nei test di validazione sono stati tracciati microdroni a diversi chilometri di distanza. L’azienda parla di pochi falsi allarmi senza però fornire cifre e ammette che più un bersaglio è veloce più diventa difficile seguirlo in modo affidabile.

Dai progetti pilota al 6G, con l’Europa che osserva

Il calendario è graduale. I pilota del 2027 saranno su piccola scala, con clienti selezionati e soltanto per il rilevamento, mentre le installazioni più ampie sono previste dal 2028. La comunicazione integrata arriverà con l’evoluzione verso il 6G ed Ericsson prevede che il rilevamento diventi una funzione nativa della rete intorno al 2030. A settembre la società pubblica finlandese Erillisverkot ha testato la tecnologia a Helsinki, porto di Vuosaari compreso, e anche le Forze armate svedesi guardano con interesse alla possibilità di integrare i sensori esistenti con infrastrutture distribuite.

Il lancio arriva in un momento preciso. L’11 febbraio 2026 la Commissione europea ha presentato il Piano d’azione sulla sicurezza dei droni e delle contromisure, che indica come urgente l’impiego delle reti 5G per individuarli, connessi o meno. Alcuni funzionari europei hanno indicato Ericsson e Nokia come i produttori più avanzati sull’ISAC, descrivendo il progetto come un’alternativa europea a fornitori americani come Palantir. Sullo sfondo pesa la concorrenza cinese, visto che Huawei e Zte lavorano sulla stessa tecnologia e secondo un analista la Cina avrebbe circa tre anni di vantaggio sugli Stati Uniti. Nessun operatore italiano compare per ora tra i partner annunciati da Ericsson.

Fonte: TecnoAndroid

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