Caricare un intero cervello su un computer non è più solo fantascienza, almeno secondo quanto sostiene Alex Wissner-Gross, fondatore di Eon Systems. L’annuncio è arrivato direttamente dal suo profilo su X (l’ex Twitter) ed è di quelli che, se confermati, potrebbero segnare un punto di svolta nella storia delle neuroscienze e dell’intelligenza artificiale. La sua azienda avrebbe completato il primo upload di un cervello completo, quello di una drosophila melanogaster, il comunissimo moscerino della frutta.
Cosa significa davvero caricare un cervello
Parliamo di qualcosa che fino a pochi anni fa sembrava relegato ai romanzi di fantascienza: prendere l’intera struttura neurale di un organismo vivente e trasferirla in un ambiente digitale. La drosophila melanogaster è un soggetto tutt’altro che banale per questo tipo di esperimento. Il suo cervello conta circa 140.000 neuroni e milioni di connessioni sinaptiche, numeri piccoli rispetto a quelli umani ma comunque enormi dal punto di vista computazionale. Se Eon Systems è riuscita davvero a mappare e replicare digitalmente ogni singola connessione di quel cervello, il risultato rappresenterebbe un passo avanti enorme.
Il concetto alla base dell’upload di un cervello è quello del cosiddetto “connectome”, cioè la mappa completa di tutte le connessioni neurali di un organismo. Ottenere il connectome della drosophila era già un traguardo raggiunto dalla comunità scientifica, ma trasformarlo in una simulazione funzionante, capace di replicare i comportamenti reali dell’animale, è tutta un’altra storia. Ed è proprio questo che Wissner-Gross sembra affermare di aver fatto.
Perché serve cautela, e tanta
Ora, prima di lasciarsi travolgere dall’entusiasmo, vale la pena fare un paio di considerazioni. L’annuncio è arrivato tramite un post su un social network, non attraverso una pubblicazione scientifica peer reviewed. E nella scienza, questo dettaglio conta parecchio. Senza dati verificabili, senza una revisione indipendente, qualsiasi affermazione resta esattamente quello che è: un’affermazione.
Non è la prima volta che nel campo delle neuroscienze computazionali qualcuno annuncia risultati sensazionali che poi, alla prova dei fatti, si rivelano più sfumati di quanto sembrassero. Il confine tra simulare un cervello e replicarne davvero il funzionamento è sottilissimo e pieno di insidie tecniche. Una cosa è ricostruire la struttura, un’altra è far emergere comportamenti autentici da quella struttura.
Detto questo, se il lavoro di Eon Systems dovesse reggere alla verifica scientifica, le implicazioni sarebbero enormi. L’upload di un cervello, anche solo quello di un moscerino, aprirebbe scenari completamente nuovi per la ricerca farmacologica, lo studio delle malattie neurodegenerative e lo sviluppo di nuove forme di intelligenza artificiale ispirate alla biologia.
Il peso di un moscerino nella storia della scienza
La scelta della drosophila melanogaster non è casuale. Questo piccolo insetto è da decenni uno degli organismi modello più studiati in assoluto, dalla genetica alla biologia dello sviluppo. Il fatto che il primo tentativo di upload completo di un cervello riguardi proprio questo animale ha una sua logica perfetta: abbastanza complesso da essere significativo, abbastanza piccolo da essere (forse) gestibile con la tecnologia attuale.