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eMudhra, chiavi TLS deboli per 18 mesi: certificati bloccati

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Otto certificati TLS intermedi emessi dall’autorità di certificazione indiana eMudhra erano protetti da chiavi private talmente deboli che chiunque avrebbe potuto individuarle senza particolari sforzi e sfruttarle per creare certificati falsi. La scoperta porta la firma di un ricercatore di sicurezza conosciuto con il nome di Wayne. In seguito alla segnalazione l’azienda ha revocato i certificati coinvolti e ha spiegato cosa è andato storto. Nel frattempo Apple, Google e Microsoft li hanno bloccati, mentre Mozilla ha distribuito un aggiornamento per Firefox.

Chiavi private con una casualità quasi inesistente

I certificati finiti sotto la lente sono stati emessi da eMudhra ad aprile 2025. Per capire la gravità del problema bisogna guardare all’entropia crittografica, cioè al grado di casualità con cui viene generata una chiave. Le chiavi private P384 dovrebbero avere un’entropia di 384 bit, il che significa un numero di combinazioni possibili pari a 2 elevato alla 384. Una cifra talmente enorme da rendere impraticabile qualsiasi tentativo di indovinarle. Quelle prodotte da eMudhra si fermavano invece a valori compresi tra 3 e 8 bit, con appena 256 combinazioni possibili. Praticamente un lucchetto con pochissime posizioni da provare.

Il ricercatore, infatti, è riuscito a risalire alle chiavi deboli con estrema facilità usando uno strumento basato sull’intelligenza artificiale. I valori individuati erano 4, 56, 66, 115, 155, 156, 230 e 237. Numeri piccolissimi, alla portata di chiunque avesse voglia di cercarli.

Secondo la ricostruzione fornita dall’azienda indiana, le chiavi sono state generate dai suoi Hardware Security Module (HSM) insieme ad altre decisamente più robuste. Per un errore, però, sono state utilizzate proprio quelle vulnerabili per creare i certificati intermedi. eMudhra precisa che con le otto chiavi private non è stato emesso alcun certificato. Resta comunque il fatto che l’anomalia è rimasta nascosta per 18 mesi, nonostante due audit indipendenti condotti nel frattempo.

Cosa rischiavano gli utenti e quali aggiornamenti installare

Il pericolo concreto riguardava la possibilità di generare certificati falsi perfettamente credibili. Con questi strumenti in mano un cybercriminale avrebbe potuto spacciarsi per siti web legittimi, intercettare il traffico degli utenti e persino modificarlo senza che nessuno se ne accorgesse. Uno scenario che mina alla base la fiducia nelle connessioni cifrate.

La reazione dei grandi nomi della tecnologia è stata rapida. Apple, Microsoft e Google hanno bloccato i certificati compromessi, mentre Mozilla li ha revocati, per cui chi utilizza Firefox può continuare a navigare senza rischi. C’è però un’eccezione da tenere presente. Chi ha disattivato la ricezione dell’elenco aggiornato dei certificati revocati deve installare la versione 158.0.1 del browser, che oltre alla correzione include anche cinque bug fix.

Molte aziende e diversi gestori di software open source hanno già pubblicato le loro patch, ma il pericolo non è del tutto scomparso. Gli aggiornamenti per le distribuzioni Linux e per i dispositivi IoT o embedded arrivano infatti con tempi piuttosto lunghi, e proprio su questi sistemi i certificati vulnerabili potrebbero restare attivi ancora per un po’. Per gli utenti più esperti sono disponibili istruzioni specifiche per intervenire manualmente.

Fonte: TecnoAndroid

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