C’è una data che gli appassionati di astronomia hanno già cerchiato sul calendario, anche se nessuno di noi sarà vivo per vederla. Il 16 luglio 2186 la Luna si infilerà esattamente tra la Terra e il Sole, dando vita a quello che sarà l’eclissi solare più lungo della storia. Un fenomeno che i nostri pronipoti potranno ammirare da qualche parte tra Colombia, Venezuela o Guyana.
Sette minuti e ventinove secondi. Tanto durerà la fase di totalità, superando di quasi due secondi il primato detenuto fino a oggi. Il record apparteneva all’eclissi del 15 giugno del 743 avanti Cristo, che raggiunse una totalità di sette minuti e ventisette secondi sopra l’oceano Indiano, dalle parti delle attuali Kenya e Somalia. Per trovare qualcosa di paragonabile bisogna andare molto indietro nel tempo, prima del 4000 avanti Cristo, e per rivederlo dopo bisognerà aspettare oltre l’anno 8000. Insomma, un evento unico in un arco di dodicimila anni.
Dove e perché sarà così speciale
Il punto è che questo eclissi solare da sette minuti e ventinove secondi non capiterà sulla terraferma. La fascia di totalità toccherà la sua durata massima sopra l’oceano Atlantico. Però il nord del Sudamerica si godrà comunque fasi di totalità straordinariamente lunghe, soprattutto in Colombia, da Cali fino a Puerto Ayacucho, in Venezuela, dall’Orinoco a Imataca, e in Guyana, dove la metà settentrionale del Paese sarà coinvolta, capitale Georgetown compresa.
Lo spettacolo non si fermerà a quella striscia stretta. Praticamente tutto il Sudamerica, compreso l’intero territorio brasiliano, vedrà un eclissi parziale di grande intensità. Il fenomeno sarà visibile in forma parziale anche dal Messico fino al Paraguay e nella parte occidentale dell’Africa. In Spagna sfiorerà appena le isole Canarie al tramonto.
Ma perché durerà così tanto? La risposta sta in una sorta di tempesta perfetta nella posizione dei tre corpi celesti. La Terra si troverà nel punto più lontano dal Sole, l’afelio, e quindi il disco solare apparirà leggermente più piccolo. La Luna, dal canto suo, sarà al perigeo, cioè nel punto più vicino alla Terra, e il suo disco sembrerà più grande. A questo si aggiunge il fatto che la traiettoria passerà molto vicino all’equatore terrestre. Tutto questo insieme allunga al massimo il tempo che l’ombra lunare impiega a spazzare la superficie del pianeta.
Come si fa a esserne così sicuri
La previsione degli eclissi è una delle imprese più riuscite dell’astronomia computazionale. Gli scienziati danno in pasto ai supercomputer le posizioni e le velocità attuali di Terra e Luna, poi applicano le leggi del moto di Newton per capire cosa succederà tra secoli o addirittura millenni. Sono modelli che integrano le equazioni gravitazionali per proiettare le posizioni nel futuro, con una precisione che lascia a bocca aperta, di solito con un margine di errore inferiore al minuto su distanze di centinaia di anni.
L’eclissi del 2186 appartiene poi alla stessa famiglia del Grande Eclissi del Nordamerica dell’8 aprile 2024, il ciclo di Saros 139. Un ciclo di Saros dura circa diciotto anni, undici giorni e otto ore, dopodiché la geometria Sole, Terra e Luna si ripete in modo quasi identico, producendo un eclissi molto simile ma spostato di circa centoventi gradi verso ovest. Tra gli appassionati c’è già chi fantastica su come si organizzerà la caccia a questo evento nel 2186, parlando di flotte di navi da crociera piazzate nell’Atlantico e di voli su aerei ipersonici per inseguire l’ombra e allungare ancora di più l’esperienza della totalità.
L’eclissi del millennio nessuno di noi lo vedrà, è chiaro. Ma non serve aspettare così tanto per vivere una totalità. Il 12 agosto 2026 la Spagna inaugura il primo di tre eclissi iberici. Non saranno le meraviglie del cosmo descritte fin qui, ma c’è poco da lamentarsi.