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Il clima dentro EA dopo il passaggio di proprietà è tutt’altro che sereno, e a raccontarlo sono gli stessi sviluppatori, che hanno scelto l’anonimato per parlare del dopo acquisizione. Un’operazione da 55 miliardi di dollari, circa 51 miliardi di euro, che ha consegnato la maggioranza assoluta della compagnia al Public Investment Fund dell’Arabia Saudita, con la partecipazione di Silver Lake e di Affinity Partners, il fondo di Jared Kushner. Il timore, dicono più voci interne, è che certi progetti smettano semplicemente di vedere la luce. Non tanto per un divieto esplicito, quanto per qualcosa di più sottile. Nessuno si aspetta un veto calato dall’alto durante una riunione aziendale, ed è proprio questo il punto sollevato da chi lavora negli studi del gruppo. La preoccupazione riguarda il modo in cui le decisioni vengono prese ai piani intermedi, dove basta un dubbio per far scivolare un’idea nel dimenticatoio.
Il rischio dell’autocensura secondo chi lavora in EA
Le parole di un dipendente sono piuttosto nette. Il principe ereditario non si presenterà a un meeting per annunciare che certe cose non si faranno più, semplicemente quei progetti non verranno approvati, perché non si allineano in modo esplicito con ciò che desidera il governo saudita oppure, in maniera implicita, perché all’interno dell’azienda si comincerà a ragionare così: meglio adattare i contenuti ai nuovi proprietari, visto che proporre qualcosa di diverso potrebbe non piacere o non ottenere il via libera. È il meccanismo classico dell’autocensura, quello che non lascia tracce nei documenti ufficiali ma cambia la sostanza dei prodotti. E in un catalogo come quello di Electronic Arts, dove The Sims 4 rappresenta da anni uno dei titoli più aperti alle tematiche LGBTQIA+, la questione non è teorica. Parliamo di un gioco costruito attorno alla libertà di rappresentare relazioni e identità di ogni tipo, uno dei pilastri commerciali del gruppo.
Un altro dipendente ha usato toni ancora più diretti, spiegando quanto sia complicato sentirsi a proprio agio all’idea di essere stati acquisiti da un regime che si trova in forte contrasto con una società progressista. Per chiunque consideri questa acquisizione moralmente odiosa, ha aggiunto, si tratta di un colpo duro. Non è una bella sensazione, sono state le sue parole.
La questione dei diritti civili pesa sul morale interno
Una delle fonti ha voluto insistere su un aspetto specifico, cioè il trattamento riservato alle persone queer in Arabia Saudita, arrivando a dire di sentirsi sporca all’idea di lavorare sotto quella proprietà. Un giudizio pesante, che trova un riscontro nei dati raccolti dall’organizzazione no profit LGBT Human Dignity Trust.
Secondo quella ricostruzione, il paese criminalizza le attività sessuali tra persone dello stesso sesso, sia tra uomini sia tra donne. Anche l’espressione di genere delle persone trans viene perseguita per legge. Le condanne possono arrivare fino alla pena di morte come sanzione massima, e negli ultimi anni non sono mancate prove concrete dell’applicazione di queste norme. Le persone LGBT, viene sottolineato, subiscono con regolarità discriminazioni e violenze. Sono elementi che spiegano perché il malumore interno non riguardi soltanto la libertà creativa, ma tocchi qualcosa di più personale per chi ogni giorno entra in ufficio e si trova a rispondere, indirettamente, a un fondo sovrano legato a quel contesto. Gli sviluppatori di EA descrivono un’incertezza diffusa, fatta di domande che per ora non hanno risposte ufficiali.
A complicare ulteriormente il quadro c’è la coda gestionale dell’operazione. Electronic Arts ha già preannunciato nuovi licenziamenti successivi al cambio di proprietà, una prospettiva che si somma alle preoccupazioni sui contenuti e rende il quadro interno ancora più teso.










