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Con CameraJet, lo spazzolino elettrico firmato Dyson arriva in un settore dove l’azienda britannica non aveva mai messo piede, e lo fa con l’approccio che ci si aspetta da chi ha costruito la propria reputazione su aspirapolvere e asciugacapelli fuori dagli schemi. Dentro il manico c’è una videocamera, ci sono algoritmi di machine learning e c’è un getto di collutorio che parte da solo, nel momento esatto in cui il sistema riconosce uno spazio tra un dente e l’altro. Detta così sembra un esercizio di stile, ma dietro ci sono sei anni di lavoro.
Il cuore di tutto si chiama Gap Optical Targeting. Una videocamera macro da 100mila pixel scatta 28 immagini al secondo mentre lo spazzolino si muove in bocca, e il software analizza al volo la posizione dei denti provando non solo a individuare gli spazi interdentali, ma anche a prevederli. Numeri che Dyson mette sul tavolo con una certa soddisfazione: 16 milioni di righe di codice e un modello addestrato su circa 470mila immagini di denti. Quando lo spazio viene riconosciuto, entro circa 100 millisecondi parte un getto conico di collutorio. L’obiettivo dichiarato è portare la pulizia interdentale dentro lo spazzolamento normale, invece di relegarla a quel passaggio separato che, diciamocelo, in molti saltano volentieri.
Come funziona il getto di collutorio
La scelta della forma conica non è casuale. Secondo Dyson un getto più ampio riesce a staccare meglio la placca rispetto ai getti sottili e concentrati dei sistemi tradizionali, e ci riesce lavorando a una pressione più bassa. Il serbatoio ospita 12,5 ml di collutorio e si appoggia a una pompa a membrana con camera pressurizzata, dettaglio tecnico che serve a risolvere un problema molto concreto: continuare a erogare liquido anche quando lo spazzolino viene inclinato o tenuto praticamente in orizzontale, come capita inevitabilmente quando si arriva ai molari in fondo.
È il tipo di soluzione che racconta bene la filosofia della casa britannica, ossia prendere un gesto quotidiano che nessuno mette più in discussione e smontarlo pezzo per pezzo. In questo caso il presupposto è che il filo interdentale e l’idropulsore restino strumenti aggiuntivi, spesso dimenticati, e che integrare quella funzione nello spazzolamento sia la strada più realistica per farla usare davvero.
Setole differenziate e oscillazione sonica
Anche la testina segue una logica precisa. Le setole non sono tutte uguali: quelle interne risultano leggermente più rigide e si occupano delle macchie superficiali, mentre quelle esterne sono più morbide e lavorano lungo il bordo gengivale, dove serve delicatezza. A questo si aggiunge l’oscillazione sonica, che cambia continuamente angolazione per evitare che le setole restino ferme nello stesso punto contro il dente, un accorgimento pensato per aumentare la superficie effettivamente pulita a ogni passaggio.
Sul fronte dei risultati, Dyson cita test indipendenti secondo cui questa combinazione permetterebbe di rimuovere fino al 69% di placca in più nelle zone più difficili da raggiungere, il confronto essendo fatto con alcuni spazzolini elettrici premium della concorrenza. Un dato che riguarda in particolare le aree posteriori e gli interstizi, cioè proprio i punti dove lo spazzolamento manuale tende a essere approssimativo.
Il quadro complessivo è quello di un prodotto che prova a spostare l’asticella nell’igiene orale puntando sulla lettura in tempo reale di quello che accade in bocca, più che sulla semplice potenza meccanica. La videocamera non serve a mostrare immagini all’utente ma a guidare l’erogazione del collutorio, ed è questa la differenza rispetto agli spazzolini connessi che si limitano a tracciare tempi e zone tramite sensori di movimento. Sei anni di sviluppo e centinaia di migliaia di immagini di denti analizzate per arrivare a un getto che parte in un decimo di secondo.









