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Ducati in vendita? Volkswagen valuta, parla il capo di Audi

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Il futuro di Ducati è entrato ufficialmente nella lista delle cose da valutare dentro Volkswagen, e questa volta non si tratta di ricostruzioni giornalistiche o di stime di analisti: lo ha detto chiaramente il numero uno di Audi, che nella catena di controllo del gruppo ha una voce piuttosto pesante. In un’intervista dell’8 settembre, Gernot Döllner ha ammesso che il marchio di Borgo Panigale fa parte del processo di revisione delle partecipazioni, precisando però che nessuna decisione è stata presa. Un dettaglio non banale, perché Audi controlla Lamborghini, che a sua volta possiede Ducati.

Il contesto aiuta a capire perché la questione torni a galla adesso. Volkswagen sta attraversando da quasi due anni una ristrutturazione che tocca occupazione, stabilimenti e investimenti, schiacciata dalla concorrenza cinese, da costi industriali alti e, più di recente, dai dazi americani. I conti raccontano la pressione: nel 2025 l’utile operativo è scivolato da 19,1 a 8,9 miliardi di euro, un calo del 53%. Nel primo semestre del 2026 si è fermato a 5,9 miliardi, l’11,6% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un margine operativo del 3,8%.

Tagli, stabilimenti e il Future Plan 2030

Le contromisure non sono nate ieri. L’accordo firmato nel dicembre 2024 prevedeva oltre 35.000 uscite dai siti tedeschi entro il 2030, con una riduzione dell’organico concordata con i sindacati. E c’è stata anche una chiusura vera, non annunciata e poi rinviata: lo stabilimento Audi di Bruxelles ha spento le linee il 28 febbraio 2025, coinvolgendo circa 3.000 posti di lavoro.

Poi è arrivato il Future Plan 2030, approvato il 3 settembre, che allarga ulteriormente il riassetto. Si parla di circa 50.000 posti da ridurre nel mondo, che si aggiungono ai circa 50.000 già previsti dai programmi precedenti. Il piano mette anche nero su bianco il dimezzamento della gamma entro il 2035 e apre un punto di domanda sul futuro produttivo di Emden, Hannover, Neckarsulm e Zwickau. Per questi quattro siti, alla fine del ciclo degli attuali modelli tra il 2031 e il 2034, si stanno valutando impieghi alternativi. La chiusura, va detto, non è stata decisa. In Germania restano inoltre in piedi le tutele contro i licenziamenti forzati fino al 2030.

Quanto vale Ducati e cosa dicono i conti

In una situazione così, l’attenzione si sposta inevitabilmente su cosa il gruppo potrebbe vendere per fare cassa e alleggerire una struttura enorme. E qui il nome di Borgo Panigale ricompare con una certa regolarità. La logica economica è comprensibile: un marchio riconosciuto in tutto il mondo, in utile, con una sua identità industriale precisa, può valere molto per chi compra.

I numeri del 2025 parlano di 50.895 moto consegnate, 925 milioni di euro di ricavi e 52 milioni di utile operativo, con un margine del 5,6%. Meno bene del 2024, quando il risultato operativo era stato di 91 milioni, ma sempre un’attività che guadagna. Sul valore, l’analista Michael Dean ha indicato una stima intorno a 1,25 miliardi di euro, ottenuta confrontando società comparabili. Non è un prezzo comunicato dal gruppo, è una valutazione esterna, ma spiega perché la moto bolognese possa finire in un ragionamento sulle dismissioni.

Le parole del management e la posizione di Domenicali

«Fa parte del processo di valutazione discutere anche di Ducati, ma nulla è stato deciso», ha dichiarato Döllner, richiamando l’impegno del gruppo verso una gestione rigorosa del portafoglio. La casa motociclistica sarebbe tra le circa 600 attività sotto esame sulle 2.000 complessive, con l’obiettivo di ridurre di circa un terzo l’insieme di attività e partecipazioni.

Da Bologna, Claudio Domenicali aveva già messo le mani avanti sul piano industriale, spiegando a luglio che l’azienda «non ha realmente bisogno del supporto dell’azionista» e che «al momento non sta accadendo nulla a Borgo Panigale». Più tardi, incontrando i giornalisti alla presentazione delle iniziative per il centenario, l’amministratore delegato ha confermato che Ducati rientra tra le partecipazioni riesaminate, senza alcuna decisione definitiva. Il marchio è entrato nel gruppo nel 2012 e una cessione era già stata studiata, e poi archiviata, nel 2017. Oggi il tema si ripresenta dentro una revisione molto più ampia, con la scelta finale ancora da compiere.

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