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La pioggia artificiale di Dubai è diventata l’attrazione di cui si parla di più tra i visitatori del resort Côte d’Azur, dove un tratto di strada lungo circa un chilometro viene bagnato da un acquazzone programmato anche quando il cielo sopra la città è perfettamente sereno. Il nome scelto dice già tutto, Raining Street, e il risultato più tangibile riguarda la temperatura, perché passeggiando lungo quel corridoio d’acqua si scende dai 47 gradi dell’aria del deserto a circa 27 gradi. Venti gradi in meno, misurati nello spazio di pochi metri.
L’idea, nella sua semplicità, funziona proprio per il contrasto. Da un lato una città che d’estate diventa quasi impraticabile all’aperto, dall’altro una via in cui l’acqua cade dall’alto in modo continuo e regolare, tutto l’anno, senza dipendere dalle stagioni o dalle nuvole. Chi arriva a Dubai per la prima volta si trova davanti a una scena che sembra costruita per essere filmata, e in effetti è così che la Raining Street ha iniziato a circolare, di video in video.
Come funziona la Raining Street dentro il resort Côte d’Azur
Il tratto interessato si trova all’interno del complesso Côte d’Azur, pensato per richiamare l’atmosfera delle località mediterranee, e si sviluppa per circa un chilometro. La pioggia viene generata in modo artificiale e resta attiva durante l’intero arco dell’anno, trasformando quella porzione di strada in una sorta di microclima autonomo. Non serve attendere un cambiamento meteorologico, l’acqua c’è perché è stata deciso che ci sia.
L’effetto sul corpo è immediato e spiega buona parte del successo dell’attrazione. Fuori il termometro segna 47 gradi, dentro il corridoio bagnato si scende a 27, e la differenza percepita è ancora più netta di quanto suggeriscano i numeri, perché l’acqua abbassa la temperatura dell’aria e allo stesso tempo interrompe l’esposizione diretta al sole. Camminare lì diventa qualcosa di simile a entrare in un ambiente climatizzato, solo che il soffitto è aperto e il rumore è quello di un temporale.
Le polemiche ambientali intorno alla pioggia artificiale
Attorno a questa scelta si è aperta però una discussione tutt’altro che marginale. Creare pioggia artificiale a ciclo continuo in un contesto desertico significa impiegare risorse in un luogo dove l’acqua non abbonda per definizione, e la questione ha alimentato critiche di natura ambientale da parte di chi considera l’operazione difficilmente giustificabile dal punto di vista della sostenibilità. Il tema è tornato al centro del dibattito proprio grazie alla popolarità della Raining Street, che ha portato molte più persone a chiedersi quanto costi, in termini di risorse, mantenere quel chilometro sempre bagnato.
Il fascino dell’attrazione, del resto, nasce esattamente da ciò che la rende discutibile. Un ambiente artificiale spinto all’estremo, capace di riprodurre nel deserto una condizione climatica che in quella zona non esiste, con una differenza di temperatura così marcata da rendere l’esperienza quasi teatrale. Chi la difende parla di comfort e di soluzione concreta al problema del caldo estremo, chi la critica ricorda che quel comfort ha un prezzo che non compare sul biglietto. Nel frattempo la Raining Street continua a funzionare come sempre, un chilometro di acqua che scende dall’alto mentre intorno il cielo resta sereno e l’aria supera i 47 gradi, con i 27 gradi del suo microclima misurati a pochi passi di distanza.











