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Tre droni ucraini dal valore di circa 450 euro ciascuno sono bastati per mettere fuori uso un carro armato russo che costa intorno ai 4 milioni di euro. Niente caccia e nessun missile, solo piccoli apparecchi senza pilota coordinati con una precisione impressionante. È l’ennesima dimostrazione di quanto la guerra in Ucraina abbia cambiato il modo di combattere. Durante la Prima guerra mondiale apparve chiaro il potenziale dei carri armati, nella Seconda i protagonisti furono i caccia e la bomba atomica. Oggi sono i droni a decidere le sorti dei conflitti.
Perché i droni economici stanno cambiando le regole
Da sempre le guerre si combattono con la tecnologia, ma raramente questa ha avuto un peso così determinante sul campo di battaglia. Dallo scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina nel 2022 è emerso più volte come droni, intelligenza artificiale e attacchi informatici siano diventati elementi centrali delle operazioni militari. Si può dire senza esagerare che questo scontro abbia portato i conflitti armati in una dimensione nuova.
Al di là dell’IA e delle incursioni digitali, a condizionare davvero il fronte sono soprattutto gli attacchi con i velivoli senza pilota. Non si tratta di una novità assoluta perché esistono da più di vent’anni. La differenza sta nel prezzo. Oggi i droni economici costano talmente poco che gli eserciti possono procurarsene migliaia e migliaia di esemplari da impiegare in ogni genere di operazione.
Ed ecco spiegato il concetto di sciami di droni. Questi apparecchi sono abbastanza a buon mercato da poterne sacrificare decine in una singola azione offensiva. C’è poi un altro aspetto da non sottovalutare. Essendo privi di equipaggio permettono a chi attacca di agire senza mettere a rischio vite umane. Il vantaggio è quindi doppio perché si spende meno e non si contano perdite tra i propri soldati.
Il video dell’attacco al carro armato T90M
Viene spontaneo chiedersi se mezzi così semplici e poco costosi possano davvero competere con armamenti ben più sofisticati. A fornire una risposta piuttosto eloquente è uno degli ultimi filmati arrivati dal fronte, circolato sui social. Le immagini mostrano tre droni ucraini che colpiscono un T90M, uno dei carri armati in dotazione all’esercito di Mosca.
Nella clip il mezzo corazzato procede lungo una strada sterrata quando viene raggiunto dal primo drone. Un’esplosione si verifica nella parte posteriore ma non basta a fermarlo e il veicolo prosegue la marcia. Pochi secondi dopo arriva il secondo impatto. A quel punto il carro si blocca mentre la torretta ruota rapidamente. Non è chiaro se il movimento sia dovuto a un guasto provocato dall’attacco oppure a un soldato russo che dall’interno sta manovrando il cannone alla ricerca di possibili bersagli per difendersi.
In ogni caso il secondo colpo mette fuori combattimento il carro armato russo e lo costringe a fermarsi. È qui che entra in scena il terzo drone. Per alcuni istanti vola intorno al mezzo, con ogni probabilità mentre il pilota cerca il punto debole ideale per chiudere la partita. Una volta individuato lo fa schiantare contro la corazza e il veicolo prende fuoco.
Il bilancio è netto. Tre apparecchi da circa 450 euro, tre attacchi perfettamente coordinati senza esporre alcun militare ucraino e un mezzo da circa 4 milioni di euro completamente distrutto.
Il filmato racconta meglio di qualunque analisi quanto sia cambiato il modo di combattere. Per decenni i carri armati hanno avuto un ruolo chiave nei conflitti armati, ma adesso le regole del gioco sono diverse e questi colossi pesanti e costosissimi hanno perso buona parte della loro efficacia. Nemmeno i tentativi degli eserciti di camuffarli per sottrarli agli occhi dei droni nemici si stanno rivelando utili.
Fonte: TecnoAndroid


