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Lazuli, il telescopio spaziale privato a caccia di 27 esopianeti

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Il primo telescopio spaziale privato mai progettato si chiama Lazuli e potrebbe riuscire in un’impresa per nulla banale, cioè osservare in modo diretto 27 esopianeti. Dietro il progetto c’è Schmidt Sciences, che ha in programma il lancio per il 2029. La lista dei compiti affidati allo strumento è lunga e tra i più attesi c’è proprio la caccia visiva a mondi che orbitano attorno ad altre stelle. Sulla carta il potenziale è notevole, tanto che l’iniziativa viene già vista come un progetto davvero promettente.

Un osservatorio che non nasce da un’agenzia spaziale

Il dettaglio che salta subito all’occhio è la natura dell’iniziativa. Quando si pensa ai grandi telescopi spaziali vengono in mente quasi sempre le agenzie governative, con budget pubblici e tempi lunghissimi. Lazuli invece arriva da un soggetto privato, e questo lo rende un caso unico nel suo genere. Non si tratta di un semplice satellite commerciale ma di uno strumento pensato per la ricerca scientifica, con obiettivi ambiziosi e una missione che punta a lasciare il segno nello studio del cosmo.

Il fatto che sia Schmidt Sciences a guidare il progetto apre uno scenario interessante. Un osservatorio di questo tipo dimostra che anche fuori dai circuiti istituzionali si possono costruire strumenti capaci di affrontare domande scientifiche di primo piano. E tra queste domande quella sugli esopianeti è senza dubbio tra le più affascinanti.

Perché vedere un esopianeta non è affatto semplice

Gran parte dei pianeti scoperti fuori dal Sistema Solare viene individuata in modo indiretto. Gli astronomi misurano gli effetti che il pianeta produce sulla propria stella, come piccole variazioni di luminosità o minuscoli movimenti, e da lì deducono la sua presenza. L’osservazione diretta è un’altra faccenda. Significa catturare la luce del pianeta stesso, distinguendola da quella della stella attorno a cui gira.

Il problema è facile da immaginare. Una stella è enormemente più brillante di qualsiasi pianeta che le ruoti intorno e la sua luce tende a coprire tutto il resto, un po’ come cercare di scorgere una lucciola accanto a un faro acceso. Per questo riuscire a fotografare direttamente anche solo una manciata di mondi lontani rappresenta un risultato di grande valore. Lazuli potrebbe farlo con 27 esopianeti, un numero che dà l’idea di quanto sia ambiziosa la missione.

Ventisette mondi nel mirino in attesa del lancio

L’elenco dei pianeti che il telescopio potrebbe osservare è già stato individuato e conta appunto ventisette obiettivi. Ognuno di questi rappresenta un’occasione per studiare da vicino, almeno per quanto lo consentono le distanze cosmiche, corpi celesti finora conosciuti soprattutto attraverso misurazioni indirette. Poterli vedere direttamente significherebbe aggiungere un tassello importante alla conoscenza di questi sistemi planetari.

La caccia agli esopianeti, comunque, è solo una parte del lavoro previsto. Il telescopio spaziale privato di Schmidt Sciences è chiamato a svolgere numerosi compiti una volta operativo, e proprio questa versatilità contribuisce a renderlo uno dei progetti più osservati del settore. Per vederlo all’opera bisognerà però avere pazienza perché la partenza di Lazuli è fissata per il 2029.

Fonte: TecnoAndroid

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