L’idea che un singolo operatore possa gestire più velivoli senza pilota nello stesso momento sta passando dalla teoria alla prova sul campo, con l’intelligenza artificiale nei panni del vero protagonista. Niente Star Wars, niente Forza misteriosa, qui si parla di un progetto americano molto concreto che punta tutto sull’ottimizzazione. L’obiettivo è semplice da raccontare ma complicato da realizzare, ossia ridurre il carico di lavoro umano e moltiplicare la capacità operativa di chi sta dietro ai comandi.
Negli Stati Uniti è già partita una nuova fase di sperimentazione che vuole misurare quanto siano davvero affidabili i software autonomi abbinati ai droni militari. Il punto interessante riguarda gli scenari più estremi, quelli dove le comunicazioni vengono disturbate o saltano del tutto. In situazioni del genere un velivolo tradizionale, dipendente dal collegamento costante con la base, diventa praticamente inutile. Qui invece il sistema dovrebbe continuare a funzionare contando sulle proprie capacità decisionali.
SwarmOS e Gremlin-X, il cuore della sperimentazione
Al centro di tutto ci sono due nomi che vale la pena ricordare. Il primo è SwarmOS, la piattaforma software pensata per coordinare gruppi di droni come se fossero un’unica entità intelligente. Il secondo è Gremlin-X, il velivolo senza pilota che dovrà dimostrare sul campo quanto valgono queste promesse. Entrambi portano la firma di Palladyne AI, azienda statunitense che ha deciso di scommettere forte su questa direzione.
Per la società il momento è di quelli buoni. Sono arrivati infatti due contratti legati al programma Army Disruptive Applications Broad Agency Announcement, una formula un po’ burocratica che in sostanza apre le porte alle esercitazioni militari vere. Le prove si terranno in Colorado e in California, due contesti diversi che permetteranno di mettere alla prova le tecnologie in condizioni operative reali e non soltanto in laboratorio.
La logica dietro questo tipo di sviluppo è abbastanza chiara. Coordinare manualmente diversi droni richiede attenzione, tempo e personale. Affidare invece il coordinamento a un sistema autonomo significa che un solo operatore può supervisionare lo sciame, intervenendo soltanto quando serve davvero. È un cambio di prospettiva che, se funziona, modifica parecchio il modo di pensare alle operazioni con velivoli senza pilota.
Restano da vedere i risultati concreti delle esercitazioni, perché una cosa è progettare un software capace di gestire scenari complessi, un’altra è vederlo reggere quando le comunicazioni vengono compromesse e le decisioni devono arrivare in fretta. Le prove sul campo in Colorado e California serviranno proprio a capire se la tecnologia mantiene quello che promette o se servirà ancora lavoro prima di parlare di applicazioni reali su larga scala.