In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Secondo Mark Darrah, storico ex executive producer dello studio, BioWare avrebbe finito per diventare «un po’ troppo autoreferenziale» nel modo di raccontare le proprie storie. Lo ha spiegato in una lunga intervista in cui ripercorre il suo periodo da consulente su Dragon Age: The Veilguard e la fatica fatta nel tentativo di raddrizzare un progetto che, a suo dire, mostrava crepe già da tempo.
Le sue parole arrivano in un momento tutt’altro che semplice per la casa di Mass Effect e Dragon Age. Dopo la chiusura di BioWare e la cancellazione del nuovo capitolo di Mass Effect, il racconto di Darrah diventa uno sguardo dall’interno sulle decisioni creative e organizzative che hanno segnato gli ultimi anni dello studio.
Darrah aveva lasciato BioWare nel 2020 ed era poi rientrato su The Veilguard con un incarico di consulenza, quando il gioco si trovava già in fase alpha. Il suo ruolo però si è rivelato molto più marginale del previsto. Lui stesso lo descrive come l’essere «legato nel bagagliaio a urlare indicazioni» mentre altri tenevano il volante.
La parte più frustrante è stata vedere diversi suggerimenti ignorati e poi accettati soltanto quando venivano riproposti da altri gruppi coinvolti nello sviluppo. Insomma il suo contributo non avrebbe avuto il peso che una lunga esperienza su Dragon Age avrebbe lasciato immaginare.
Il discorso tocca anche la scrittura. Stando a Darrah alcuni problemi erano già noti durante l’alpha di fine 2022, ma la leadership scelse di intervenire con una serie di passaggi correttivi anziché smontare e riscrivere intere parti della trama. All’epoca si pensava che il tempo non bastasse. Col senno di poi l’ex producer è convinto che lo spazio per un lavoro più profondo ci fosse eccome. Non è la prima volta che ricostruisce in pubblico il cammino accidentato del gioco, e nella nuova intervista tiene a precisare che alcune correzioni mancate non sarebbero state imposte da Electronic Arts ma sarebbero dipese da scelte interne al team.
L’eredità pesante del live service
Per Darrah molti degli aspetti contestati dai fan affondano le radici nel periodo in cui Dragon Age 4 era concepito come un live service. Meno conflitti tra i compagni, un combattimento più orientato all’azione e una struttura a missioni più separate avevano senso in un’esperienza multigiocatore. Quelle scelte però sono rimaste in piedi anche dopo il ritorno a un gioco di ruolo per giocatore singolo.
Il nodo, nella sua lettura, è che il team non si è mai davvero fermato a ripensare quelle fondamenta. Invece di ricostruire sistemi e narrazione attorno alla nuova direzione si è andati avanti con soluzioni temporanee, a volte ripetute più volte, finendo per spendere un tempo paragonabile a quello che sarebbe servito per affrontare i problemi alla radice.
Baldur’s Gate 3, Casey Hudson e il valore delle serie
Darrah intravede anche una strada alternativa. Partendo da Dragon Age: Origins, BioWare avrebbe potuto far evolvere la formula verso qualcosa di più vicino a Baldur’s Gate 3, mantenendo complessità, scelte e un’identità da gioco di ruolo ben marcata. La saga invece è stata spinta un passo alla volta verso una maggiore accessibilità e sistemi sempre più semplificati.
Il giudizio sulla narrazione dello studio si inserisce proprio qui. Parlando con Casey Hudson del nuovo Star Wars: Fate of the Old Republic, Darrah ha avuto l’impressione che l’ex director di Mass Effect voglia un racconto più lineare, magari recuperando la struttura del classico viaggio dell’eroe. Secondo lui negli anni lo storytelling di BioWare è diventato fin troppo compiaciuto, con idee e soluzioni accumulate strato su strato fino a perdere parte della sua immediatezza.
Semplificare comunque non vuol dire impoverire. La vera sfida per l’ex producer è togliere ciò che appesantisce la narrazione senza cancellare la profondità che ha reso celebri questi giochi, un equilibrio delicato per serie costruite sui rapporti con i personaggi, sulle conseguenze delle scelte e su mondi molto vasti.
C’è spazio infine per il valore delle proprietà intellettuali. Darrah ritiene Mass Effect più appetibile di Dragon Age, perché il suo universo fantascientifico resta riconoscibile anche senza il team originale. Il fantasy di Dragon Age, al contrario, rischierebbe di confondersi con altri grandi mondi del genere una volta separato da chi lo ha creato. Quanto ai possibili acquirenti, ne vede pochi di ovvi e cita realtà come Larian solo come ipotesi difficili da concretizzare, senza indicare trattative reali o scenari imminenti.
Fonte: TecnoAndroid


