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Anthropic, il 91% dello staff vede un’IA da Nobel entro il 2030

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Il 91% dei dipendenti di Anthropic è convinto che entro il 2030 un sistema di intelligenza artificiale sarà in grado di arrivare a una scoperta scientifica degna di un premio Nobel. Fuori dall’azienda la musica cambia parecchio, visto che tra gli adulti americani la stessa ipotesi convince appena il 39%. Il dato apre The AI Expectations Gap, uno studio pubblicato dall’Anthropic Institute che mette a confronto un sondaggio condotto su 10.980 adulti statunitensi con un’indagine interna alla quale hanno risposto 1.334 persone che lavorano nella società guidata da Dario Amodei.

La distanza si allarga quando il discorso tocca il lavoro quotidiano. Lo staff di Anthropic stima che entro il 2030 l’IA potrà svolgere in media il 75% delle ore dedicate oggi alle proprie mansioni, mentre tra i lavoratori americani la stima media si ferma al 28%. Sulle previsioni più radicali il divario diventa quasi imbarazzante: oltre la metà dei dipendenti pensa che le macchine potranno coprire almeno l’80% della propria attività, un’idea condivisa da appena il 5% degli occupati negli Stati Uniti.

Sul presente quasi d’accordo, sul futuro due mondi diversi

Uno degli aspetti più curiosi emerge prima ancora delle proiezioni. Quando la domanda riguarda ciò che l’IA sa fare oggi, le posizioni tra azienda e pubblico americano si avvicinano molto, soprattutto sui compiti complessi. Circa un quarto di entrambi i gruppi ritiene che un sistema attuale sia già capace di progettare, condurre e pubblicare uno studio scientifico come farebbe un professionista qualificato. La frattura arriva guardando avanti: nove dipendenti su dieci pensano che già entro il 2027 l’IA realizzerà autonomamente una ricerca, contro il 38% degli americani. E se tra il 19% e il 40% dei cittadini statunitensi, a seconda del compito, crede che certe capacità non verranno mai raggiunte, dentro Anthropic questa posizione raccoglie al massimo il 2%.

Proprio qui sta il punto. Se l’accesso privilegiato ai modelli bastasse a spiegare lo scarto, la differenza dovrebbe pesare anche nel giudizio sul presente. Invece le risposte si separano soprattutto sulla velocità dei miglioramenti futuri, cioè sulla forma della curva. Lo staff immagina un’accelerazione molto più violenta.

Anche l’uso conta, ma solo fino a un certo punto. Tra gli americani che impiegano regolarmente l’IA sul lavoro il 56% pensa che nel 2030 i sistemi sapranno svolgere almeno sette degli otto compiti proposti, dalle email di routine alla scoperta da Nobel, mentre tra chi non ha mai provato questi strumenti si scende al 28%. Dentro Anthropic si arriva al 96%. Stesso schema nelle professioni tecniche: chi lavora in informatica, ingegneria e scienze stima che l’IA potrà svolgere il 33% delle proprie mansioni, il 40% tra gli utilizzatori abituali, contro il 75% dei dipendenti dell’azienda.

Un ambiente costruito attorno a Claude e un evidente conflitto d’interessi

Liquidare tutto come semplice entusiasmo aziendale sarebbe però riduttivo. Per compiti adatti all’IA, come riassumere un documento o abbozzare una email, l’85% dello staff dichiara di impiegare metà del tempo o meno, e il 59% parla di un quarto del tempo o anche meno, contro il 26% degli americani che usano l’IA al lavoro. Dopo l’arrivo degli agenti di programmazione le righe di codice prodotte dagli ingegneri sarebbero triplicate in un mese, i commerciali avrebbero chiuso più contratti e aumenti di produttività sarebbero stati registrati anche nell’ufficio legale e nel recruiting. Il nodo sta nel capire quanto questa esperienza sia trasferibile al resto dell’economia, dove le imprese devono inserire gli strumenti in strutture spesso molto meno flessibili.

Resta poi il tema del conflitto d’interessi. Anthropic sviluppa e vende Claude in un mercato dove il valore delle aziende dipende in larga parte dalle aspettative sulle capacità future dell’IA. Il 91% sul Nobel misura quindi una convinzione e un consenso culturale molto forte, non l’esattezza della previsione. Lo stesso vale per la quota di lavoro necessario a costruire un modello di frontiera già svolta dall’IA, che secondo la risposta mediana è del 51% oggi, dell’80% entro la fine del 2027 e del 95% nel 2030. Si tratta di stime personali raccolte con un sondaggio interno, non di previsioni ufficiali.

Quando le aspettative diventano crescita del Pil

Gli autori hanno inserito cinque risposte di ogni partecipante, tra capacità future, diffusione, automazione, risparmio di tempo e difficoltà a trovare un nuovo impiego, nel modello di un precedente lavoro dell’istituto, Economic Scenarios for Transformative AI. Le convinzioni dell’americano mediano producono una crescita del Pil statunitense del 5,4% nel 2030, quelle del dipendente mediano di Anthropic arrivano al 17,1%, un ritmo al quale l’economia raddoppierebbe all’incirca ogni quattro anni e mezzo. In mezzo si collocano i 23.075 visitatori che hanno compilato volontariamente il questionario sul sito dell’Anthropic Institute, con una crescita implicita del 12,5%, anche se l’azienda riconosce che si tratta di persone autoselezionate.

Fonte: TecnoAndroid

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