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Dal 1 novembre gli acquisti online fatti su negozi extracomunitari costano un po’ di più, perché l’Unione Europea ha iniziato ad applicare un nuovo sovrapprezzo che si aggiunge alla cosiddetta tassa Shein, già in vigore dallo scorso luglio. Non si tratta quindi della stessa misura introdotta durante l’estate ma di un prelievo ulteriore, che si somma a quello esistente e pesa ancora sul conto finale di chi ordina da piattaforme fuori dai confini comunitari.
Il nuovo balzello è conosciuto come handling fee e presenta differenze piuttosto importanti rispetto alla tassa partita in estate. Per il consumatore però il risultato è semplice da capire. Gli ordini effettuati su internet presso rivenditori esterni all’Unione sono diventati più cari, e il rincaro riguarda ormai una platea di spedizioni molto più ampia rispetto a prima.
Tassa Shein: come funziona la nuova handling fee europea
La Commissione Europea ha introdotto questa tariffa di gestione con l’obiettivo di “compensare i crescenti costi che le autorità doganali affrontano per supervisionare l’ingente flusso di pacchi”. L’importo stabilito è di 2 euro e si applica a ogni spedizione che varca le frontiere dell’Unione, senza particolari esclusioni legate al valore della merce.
Rispetto alla prima tassa Shein le differenze principali sono due. La prima riguarda il campo di applicazione, perché la handling fee colpisce qualsiasi tipo di ordine a prescindere dal valore degli articoli acquistati. Non vale più soltanto per i pacchi che restano sotto la soglia dei 150 euro ma per ogni collo in arrivo nel territorio comunitario, che dovrà inevitabilmente passare alla cassa. Il calcolo tiene conto di ciascuna referenza o riga riportata nella dichiarazione doganale, e ognuna di queste voci comporta un costo aggiuntivo di 2 euro. Più righe ci sono nella pratica, insomma, più il conto sale.
La seconda distinzione tra il primo prelievo e questo nuovo sovrapprezzo di gestione riguarda la durata nel tempo. La tassa Shein introdotta a luglio resterà attiva almeno fino al 1 luglio 2028, cioè per due anni dal suo debutto. Per la handling fee invece non è stata indicata alcuna data di scadenza, il che significa che il costo aggiuntivo non ha per ora un orizzonte temporale definito.
La contromossa dei negozi cinesi
Questo nuovo quadro fiscale voluto dall’Unione Europea sta rendendo più complicato per i negozi cinesi mantenere il ruolo di alternativa più economica per i consumatori del vecchio continente. Per contrastare gli effetti dei rincari le principali piattaforme stanno mettendo in campo iniziative concrete, come il piano di AliExpress di trasformarsi, in qualche modo, nel nuovo Amazon.
Il colosso dello shopping digitale ha avviato un sistema di fidelizzazione basato su vantaggi logistici, tra cui spedizioni in un solo giorno. Questi invii non risentono dei rincari decisi da Bruxelles perché riguardano prodotti già stoccati nei magazzini che AliExpress ha sul territorio europeo, e quindi non devono attraversare la dogana al momento dell’ordine.
Resta il fatto che dal 1 novembre chi vuole comprare un articolo spedito dalla Cina deve mettere in conto un doppio rincaro. Da una parte ci sono 3 euro per ogni categoria di prodotto negli ordini sotto i 150 euro, dall’altra si aggiungono 2 euro per ogni riga di pratica doganale su tutti i pacchi, indipendentemente dal loro valore.
Fonte: TecnoAndroid


