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A volte bastano due lettere per smuovere Internet, e stavolta è successo con il dominio .si, l’estensione nazionale della Slovenia, finita al centro di una vera corsa alle registrazioni. All’origine c’è una decisione di Donald Trump, che ha cambiato il nome con cui il governo federale degli Stati Uniti deve indicare l’intelligenza artificiale. Nel linguaggio ufficiale non si parla più di AI ma di Super Intelligence, abbreviata appunto in SI. La scelta è partita direttamente dal Presidente ed è stata ufficializzata solo in un secondo momento, con effetti che sono arrivati ben oltre Washington.
Da AI a SI, la sigla che porta dritto in Slovenia
C’è un dettaglio curioso dietro questa nuova etichetta. L’espressione Super Intelligence non è nata dal nulla. Nel dibattito sull’intelligenza artificiale veniva usata per descrivere una sorta di traguardo finale, cioè un livello di sviluppo tale da eguagliare o addirittura superare le capacità umane. Applicarla all’intera tecnologia nel suo complesso è quindi una scelta piuttosto singolare, anche solo sul piano del significato.
La parte più interessante però riguarda la sigla. SI coincide alla perfezione con il suffisso che identifica i siti sloveni, e questo ha acceso l’interesse di molti. Pochi se ne sono accorti subito, ma il risultato è stato un assalto agli indirizzi con estensione .si, un fenomeno che a chi segue il settore ricorderà qualcosa di già visto.
Il paragone più immediato è con .ai, il dominio dell’isola caraibica di Anguilla. Negli ultimi anni quella piccola estensione è diventata improvvisamente preziosissima grazie all’esplosione dell’intelligenza artificiale, perché le due lettere richiamavano proprio la tecnologia del momento. Con il dominio sloveno la dinamica è praticamente la stessa: una coincidenza linguistica trasforma un suffisso nazionale in qualcosa di molto più appetibile, ben oltre i confini del Paese a cui appartiene.
I numeri della corsa ai domini .si
A dare la misura del fenomeno sono i dati di Registry SI, l’organizzazione che gestisce i domini della Slovenia. Secondo le sue rilevazioni, nel mese di settembre le registrazioni sarebbero cresciute del 2.199%, un balzo che difficilmente passa inosservato per un’estensione nazionale di questo tipo.
Il picco si è concentrato a ridosso della firma dell’ordine esecutivo. Il 30 settembre, appena un giorno dopo il via libera di Trump, sarebbero stati registrati circa 11.000 nuovi indirizzi. E l’ondata non si è fermata lì, visto che nelle 24 ore successive il conteggio avrebbe sfiorato quota 13.000.
Cifre del genere raccontano bene quanto velocemente reagisca la rete a qualunque cambiamento di linguaggio legato all’intelligenza artificiale. Basta che una sigla entri nel vocabolario ufficiale della Casa Bianca perché parta la caccia ai nomi più adatti, con aziende e privati pronti ad accaparrarsi un indirizzo che suoni in linea con la nuova terminologia americana.
Un piccolo tesoro digitale nato per caso
Per la Slovenia si tratta di un effetto collaterale del tutto inatteso. Il Paese non ha fatto nulla per attirare questa attenzione, eppure il suo dominio nazionale si è ritrovato all’improvviso al centro di una domanda che fino a poco prima semplicemente non esisteva. Tutto merito, o colpa, di una scelta lessicale presa dall’altra parte dell’oceano.
La vicenda ricalca in modo quasi speculare quella di Anguilla e del suo .ai, con una differenza di fondo. Lì il valore del suffisso è cresciuto seguendo la diffusione spontanea dell’acronimo inglese, qui invece la scintilla è arrivata da una decisione politica precisa, che ha imposto la nuova sigla negli atti del governo federale statunitense.
Il risultato concreto resta quello registrato da Registry SI: un aumento del 2.199% nelle registrazioni di settembre, circa 11.000 nuovi indirizzi il 30 settembre e quasi 13.000 nelle 24 ore successive.
Fonte: TecnoAndroid








