Quella tra esseri umani e cani è una storia che dura da migliaia di anni, e ora si scopre che il legame tra uomo e cane è ancora più profondo di quanto si pensasse fino a poco tempo fa. Una ricerca di recente pubblicazione ha identificato il più antico DNA canino mai rinvenuto, e i risultati spostano indietro le lancette di questa relazione speciale di circa 5.000 anni. Non si parla più di 11.000 anni fa, ma di quasi 16.000 anni fa, in piena era glaciale.
Per capire la portata di questa scoperta, basta pensare che fino ad oggi le stime più accreditate collocavano la domesticazione del cane in un periodo compreso tra 10.000 e 11.000 anni fa. Quei numeri, che sembravano già impressionanti, adesso appaiono quasi riduttivi. Il nuovo materiale genetico analizzato racconta qualcosa di diverso: l’uomo e il cane hanno iniziato a camminare fianco a fianco quando gran parte dell’Europa era ancora ricoperta dai ghiacci. Una convivenza nata in condizioni estreme, probabilmente per necessità reciproca. I cani potevano aiutare nella caccia e nella sorveglianza, mentre gli umani offrivano cibo e riparo. Un patto non scritto che, evidentemente, ha funzionato piuttosto bene.
Un ritrovamento che riscrive la storia della convivenza
Il DNA in questione è stato estratto da resti ossei risalenti al tardo Pleistocene. Le analisi genetiche hanno confermato che si tratta di materiale appartenente a un canide già distinguibile dal lupo selvatico, il che significa che il processo di domesticazione era già in corso o addirittura avviato da tempo. Questo dettaglio è fondamentale, perché suggerisce che il legame tra uomo e cane non è nato da un singolo evento, ma da un percorso graduale che potrebbe essere iniziato persino prima di 16.000 anni fa.
La comunità scientifica ha accolto questi dati con grande interesse. Il fatto che esistano tracce genetiche così antiche apre scenari nuovi anche per comprendere meglio le migrazioni umane del Paleolitico. I cani, in qualche modo, hanno viaggiato insieme ai gruppi di cacciatori e raccoglitori, e il loro DNA può raccontare spostamenti e incroci tra popolazioni che altrimenti sarebbero difficili da ricostruire. È un po’ come avere un archivio biologico parallelo, che cammina su quattro zampe.
Ora cambiano diversi aspetti
Con questa scoperta, il quadro della domesticazione del cane si fa più complesso e affascinante. Se prima si tendeva a pensare che tutto fosse avvenuto in un’area geografica ristretta e in un arco temporale relativamente breve, ora si fa strada l’idea di un processo distribuito, con più punti di contatto tra lupi e comunità umane sparse in diversi territori. Il legame tra uomo e cane, insomma, potrebbe aver avuto origini multiple e parallele.
I ricercatori coinvolti nello studio hanno sottolineato che serviranno ulteriori analisi genetiche su campioni provenienti da altre aree geografiche per completare il puzzle. Quello che è certo è che la convivenza tra le due specie ha radici ben piantate nell’era glaciale, in un mondo radicalmente diverso da quello attuale.