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Un demone che da circa 150 anni mette in difficoltà la termodinamica oggi riesce a estrarre più energia del previsto, e il merito sarebbe di una memoria nascosta. Al centro dell’esperimento ci sono una microsfera di vetro, un laser e un liquido attraversato da filamenti invisibili a occhio nudo. Il tutto ruota attorno a un paradosso nato nel 1867 che ha accompagnato per generazioni il dibattito sui limiti fisici dell’energia e del lavoro. I risultati sono stati pubblicati nel 2026 sulla rivista Nature Physics. Parlare di un demone in fisica può sembrare strano, ma il termine indica una figura ormai entrata nella storia della disciplina. Il nome evoca qualcosa di quasi magico e invece descrive un problema molto concreto, cioè capire fino a che punto l’informazione possa trasformarsi in energia utile. Da quel lontano 1867 la questione non ha mai smesso di stimolare i ricercatori, che hanno continuato a interrogarsi sul suo significato.
Tre volte oltre il limite teorico
Il dato che colpisce di più riguarda il lavoro ottenuto. Un gruppo di fisici è riuscito, in determinate condizioni, a raggiungere fino a tre volte il limite teorico previsto per un sistema equivalente privo di memoria. Il confronto è importante perché non si tratta di superare in assoluto le regole della natura, ma di andare oltre quanto ci si aspetterebbe da un apparato identico che però non conserva traccia del proprio passato.
Per arrivare a questo risultato il gruppo ha costruito un motore a informazione. In pratica il demone non lavora da solo ma sfrutta una memoria nascosta del liquido che circonda la microsfera. Quel fluido, con i suoi filamenti impercettibili, non si comporta come un semplice ambiente passivo. Al contrario mantiene una sorta di ricordo dei movimenti precedenti e questa caratteristica diventa una risorsa preziosa da cui ricavare energia aggiuntiva. Il ruolo del laser e della piccola sfera di vetro si inserisce proprio in questo schema. La microsfera immersa nel liquido rappresenta il cuore del sistema, mentre il fascio luminoso fa parte dell’apparato con cui i ricercatori hanno condotto le misure. Ed è l’interazione tra questi elementi e il mezzo circostante a rendere possibile un rendimento così fuori dal comune.
Chi ha condotto la ricerca
Lo studio è di natura sperimentale, quindi non si limita a ipotesi o modelli su carta ma si basa su prove concrete realizzate in laboratorio. Tra i protagonisti figura Clemens Bechinger dell’Università di Costanza, in Germania, che ha lavorato insieme ai suoi colleghi per mettere a punto l’esperimento e analizzarne i risultati.
Il lavoro mostra come la memoria nascosta di un liquido possa cambiare in modo sensibile le prestazioni di un motore a informazione. Il paradosso del demone, nato oltre un secolo e mezzo fa, trova così una nuova chiave di lettura grazie a una microsfera di vetro, a un laser e a un fluido con filamenti invisibili, capaci insieme di produrre fino a tre volte il lavoro atteso da un sistema senza memoria. La ricerca è apparsa nel 2026 su Nature Physics con la firma di Bechinger e del suo gruppo dell’Università di Costanza.
Fonte: TecnoAndroid


