Le malattie neurodegenerative, e in particolare le diverse forme di demenza, rappresentano una sfida enorme per la medicina moderna. Secondo l’Istituto superiore di sanità (dati del 2023), queste patologie colpiscono tra l’1 e il 5% della popolazione sopra i 65 anni. Un numero che fa già riflettere, ma che diventa ancora più impressionante tra gli over 80, dove si arriva al 30%. Riuscire a ottenere una diagnosi precoce significa poter rallentare il declino cognitivo, e in alcuni casi accedere ai primi farmaci approvati per il trattamento delle fasi iniziali dell’Alzheimer. Ed è proprio su questo fronte che arriva una notizia interessante, legata alla ricerca sulle vescicole sinaptiche condotta da Reinhard Jahn, professore al Max Planck Institute for Multidisciplinary Sciences di Gottinga.
Jahn ha dedicato quarant’anni alla ricerca di base, e il suo lavoro ha portato a un risultato che potrebbe cambiare l’approccio alla prevenzione. Analizzando una proteina chiamata SV2, il suo team è riuscito a mappare la densità delle sinapsi all’interno del cervello. Una mappa del genere permette di capire con largo anticipo se un paziente è affetto da malattie neurodegenerative, anche prima che compaiano i sintomi più evidenti.
“La mia intenzione originaria non era necessariamente medica”, ha spiegato Jahn sul palco di Wired Health 2026, “perché occorre prima capire le cose prima di poter pensare a come utilizzare le conoscenze per migliorare la salute”. Per dare un’idea della complessità in gioco: una recente ricerca ha ricostruito un singolo millimetro cubo di cervello umano, operazione che ha richiesto 1,54 petabyte di dati da microscopia elettronica. In quella porzione minuscola sono state analizzate 57.000 cellule e rilevati 150 milioni di sinapsi.
Una riduzione della densità sinaptica come segnale d’allarme
Il cuore della ricerca di Jahn si concentra sulle vescicole sinaptiche, descritte come “minuscoli sacchetti molecolari che contengono i neurotrasmettitori”. I principali complessi proteici che governano la funzione presinaptica sono probabilmente noti, ma una comprensione completa delle loro interazioni resta ancora lontana. Il lavoro ha messo in evidenza il ruolo delle proteine Snare, fondamentali per la fusione vescicolare e il traffico intracellulare. Queste proteine non si trovano solo nel cervello e vengono sempre più riconosciute come fattori causali, o quantomeno contribuenti, in malattie neurologiche di ampio spettro. Condizioni che oggi vengono raggruppate sotto il nome di sinaptopatìe.
Ma il passaggio davvero cruciale riguarda la diagnosi. La proteina SV2 è una delle principali proteine delle vescicole sinaptiche, utilizzata come punto di ancoraggio non solo dalla biologia, ma anche dalle neurotossine botuliniche, che si agganciano a essa per penetrare nelle cellule. Recentemente sono stati sviluppati sensori capaci di legarsi a SV2 e di mappare con alta precisione la densità sinaptica nel cervello in ambito clinico. Questa mappatura può evidenziare una riduzione della densità, un segnale tipico delle malattie neurodegenerative, anche prima che si manifestino i sintomi. E questo apre concretamente la possibilità di intervenire in maniera precoce.