Esistono molte forme di demenza, ognuna con i propri tratti distintivi, ma quello che emerge da un recente studio clinico ha qualcosa di davvero sorprendente. Un uomo di 68 anni, identificato con le iniziali “CP”, ha sviluppato una fortissima e del tutto inaspettata attrazione emotiva per il rombo dei motori degli aerei Spitfire. Una reazione così intensa da portarlo alle lacrime ogni volta che ne sentiva uno passare sopra casa.
Per capire cosa stia succedendo, vale la pena fare un passo indietro. La parola demenza è un termine ombrello che racchiude una serie di problemi cognitivi abbastanza gravi da compromettere la vita di tutti i giorni. La forma più nota è il morbo di Alzheimer, ma ne esiste un’altra piuttosto diffusa: la demenza frontotemporale. Questa colpisce, come si intuisce dal nome, specifiche aree del cervello legate a funzioni come la personalità, il comportamento, la capacità di risolvere problemi, il linguaggio e la comprensione dei suoni. Solitamente si manifesta prima dei 65 anni.
Le varianti riconosciute fino ad oggi sono tre: quella comportamentale, che altera personalità e condotta; quella non fluente, che compromette la produzione del linguaggio; e quella semantica, che colpisce soprattutto la comprensione delle parole. Ma secondo diversi ricercatori potrebbe esisterne una quarta, e il caso di CP sembra confermarlo.
Il caso clinico di CP e la possibile quarta variante
CP viveva nei pressi di un aeroporto, quindi non era raro che aerei d’epoca sorvolassero la zona. Eppure la sua reazione era del tutto sproporzionata e selettiva: nel momento in cui riconosceva il suono di uno Spitfire, correva fuori, salutava l’aereo e scoppiava a piangere di gioia. Nessun altro tipo di motore provocava lo stesso effetto. Sua moglie si accorse di questo comportamento circa due anni prima che arrivasse la diagnosi ufficiale di demenza frontotemporale.
A rendere il quadro ancora più complesso, i familiari raccontano che già un anno prima dell’ossessione per gli Spitfire, CP era diventato lunatico, irascibile e sempre più apatico verso le persone vicine. Aveva perso il controllo degli impulsi, facendo cose che prima non avrebbe mai fatto. Un dettaglio interessante: pur non riconoscendo a volte i volti di parenti e amici, era perfettamente in grado di identificarne le voci al telefono.
Una sindrome ancora in cerca di definizione
La diagnosi ufficiale parla di demenza frontotemporale, ma diversi esperti ritengono che il caso di CP possa rientrare nella cosiddetta variante temporale destra. Il nome deriva dal fatto che la perdita di tessuto cerebrale si concentra principalmente nel lobo temporale destro, un’area coinvolta nella comprensione dei concetti e nell’interpretazione delle informazioni non verbali.
Tra i sintomi più caratteristici di questa possibile quarta variante, lo sviluppo di nuove fissazioni improvvise e intense sembra essere un tratto distintivo. Il dibattito nella comunità scientifica è però ancora aperto: non tutti concordano su come classificarla e non esiste ancora una definizione univoca condivisa. Quello che il caso di CP dimostra, però, è quanto la demenza frontotemporale possa manifestarsi in modi profondamente diversi e imprevedibili, ben oltre i sintomi più comunemente associati a questa patologia.
