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Una rete Wi-Fi non autorizzata comparsa a bordo di un aereo di linea ha trasformato un normale collegamento tra Las Vegas e Atlanta in un caso da indagine federale. È successo lo scorso 10 agosto sul volo Delta 591, un Boeing 757 con 199 passeggeri e sei membri dell’equipaggio, dove qualcuno ha pensato bene di creare un segnale fasullo per provare a raccogliere credenziali altrui. Il dettaglio che rende la storia ancora più particolare è che parte dei viaggiatori stava rientrando a casa dopo il DEF CON 34, una delle più grandi conferenze al mondo dedicate alla sicurezza informatica e all’hacking.
Il collegamento a internet in volo è ormai un’abitudine per moltissimi passeggeri. Alcune compagnie lo offrono gratuitamente, tra cui JetBlue, Delta, United, American e Southwest, magari chiedendo in cambio l’iscrizione a un programma fedeltà o la visione di qualche pubblicità. Altre invece applicano una tariffa che si aggira tra i 7 e i 9 euro a tratta. Proprio questa consuetudine ha reso il terreno fertile per il tentativo di truffa.
La rete si chiamava “Delta WiFi Fast” e non era di Delta
Dall’analisi delle comunicazioni inviate dall’equipaggio al controllo del traffico aereo è emerso che a bordo era stata creata una rete battezzata “Delta WiFi Fast”, pensata per confondersi con quella ufficiale della compagnia. Un secondo messaggio dei piloti segnalava che alcuni passeggeri di ritorno dal DEF CON 34 erano riusciti a disturbare il segnale legittimo di Delta per diffondere il proprio.
L’ipotesi circolata subito dopo è che fosse stato usato un dispositivo malevolo per impersonare la rete autentica e spingere le persone a collegarsi. Una volta agganciati, telefoni, tablet e portatili sarebbero stati indirizzati verso pagine di login false, costruite per sottrarre nomi utente, password e altri dati personali sensibili. La scelta della parola “fast” nel nome non era casuale: chi cerca una connessione mentre vola tende istintivamente a preferire quella che si presenta come la più veloce. Un’esca semplice, ma efficace.
Wi-Fi spento per mezz’ora e nessuna emergenza a bordo
L’equipaggio di cabina ha reagito disattivando il sistema Wi-Fi dell’aereo per 30 minuti, il tempo necessario a valutare cosa stesse accadendo. Non è stata dichiarata alcuna emergenza e il velivolo ha proseguito regolarmente verso Atlanta. Nessun dirottamento, nessuna deviazione, nessun momento di panico: solo un’interruzione temporanea della connessione mentre si cercava di capire l’origine del segnale anomalo.
Una volta atterrato in Georgia, l’aereo è stato raggiunto dalle autorità, che sono salite a bordo per interrogare i passeggeri. Delta ha inoltre verificato che i sistemi operativi dell’aeromobile non fossero stati compromessi, e i controlli non hanno restituito alcun segnale in questo senso. La compagnia aerea, insomma, non ha subito alcuna violazione dei propri sistemi.
Un’indagine federale ancora aperta
Chi ha materialmente allestito la rete fasulla, se verrà identificato, rischia un’accusa per reato federale. L’indagine è tuttora in corso e la compagnia ha fatto sapere che servirà del tempo per ricostruire con esattezza la dinamica di quanto avvenuto in cabina e per risalire ai responsabili. Nel frattempo Delta ha voluto ribadire un punto che tocca da vicino chi vola: la sicurezza delle persone a bordo non è mai stata messa a rischio in alcun momento del viaggio.
Il caso resta interessante anche per un altro motivo. Le reti fasulle che imitano quelle ufficiali sono una tecnica conosciuta da anni negli aeroporti, nei bar e negli hotel, ma vederla replicata a 10.000 metri di quota, in uno spazio chiuso e con un pubblico che difficilmente può verificare l’autenticità del segnale, cambia parecchio le condizioni del gioco. E il fatto che l’episodio sia maturato al ritorno da una conferenza di hacker rende il quadro tutt’altro che casuale agli occhi di chi sta indagando.









