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Defense Support Program va in pensione dopo oltre 55 anni

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Dopo più di 55 anni di servizio, il Defense Support Program, la rete di satelliti con cui gli Stati Uniti sorvegliavano il pianeta alla ricerca di lanci di missili nucleari, è stato ufficialmente mandato in pensione. Gli ultimi due esemplari ancora attivi hanno smesso di operare a settembre, chiudendo una storia cominciata nel pieno della Guerra Fredda.

Tutto parte alla fine del 1970, quando un razzo Titan IIIC decolla dallo Space Launch Complex 40 di quella che allora si chiamava Cape Canaveral Air Force Station. A bordo c’era un carico top secret destinato alle forze armate americane. Da allora nel settore spaziale è cambiato quasi tutto. Il Titan IIIC è uscito di scena nel 1982 dopo decine di lanci, mentre altri Titan hanno continuato a partire da quella stessa rampa fino al 2005. Poi la US Air Force, con una gara a cui United Launch Alliance si era opposta con forza, ha affidato il complesso a una piccola startup quasi sconosciuta di nome SpaceX. Oggi Cape Canaveral è una stazione della Space Force. Eppure alcuni di quei carichi misteriosi, fino al mese scorso, erano ancora in orbita e funzionanti.

Defense Support Program: sentinelle a infrarossi contro i missili sovietici

Soltanto in seguito il governo statunitense ha rivelato che il satellite partito nel novembre del 1970 apparteneva proprio al Defense Support Program. Il primo blocco, lanciato tra il 1970 e il 1973, comprendeva veicoli da circa una tonnellata, ciascuno dotato di circa 2.000 rilevatori a infrarossi. In pratica si trattava di telescopi estremamente sensibili, collocati in orbita geosincrona.

Per un certo periodo questi satelliti sono stati tra i più importanti mai messi in orbita dagli Stati Uniti, perché avevano il compito di individuare il lancio di una testata nucleare diretta contro il Paese. Non a caso il programma è diventato uno dei pilastri della potenza militare spaziale americana durante la Guerra Fredda.

Quei primi apparecchi hanno trasformato osservazioni infrarosse ancora sperimentali in un sistema operativo capace di sorvegliare il globo senza interruzioni. Nati per identificare gli ICBM sovietici, erano fondamentali per la deterrenza nucleare. Più tardi si sono rivelati utili anche nei conflitti convenzionali, per esempio per scoprire i lanci dei missili Scud iracheni.

Con il passare degli anni la costellazione si è allargata e i satelliti sono diventati più affidabili e capaci. Ogni esemplare è arrivato a ospitare più di 6.000 sensori e a pesare circa 2,5 tonnellate. I lanci sono proseguiti fino al 2007 e uno di questi satelliti, il DSP 16, è salito in orbita nel 1991 addirittura a bordo dello shuttle Atlantis.

L’addio in orbita cimitero e i sistemi che prendono il testimone

Giovedì la US Space Force ha comunicato che gli ultimi due satelliti superstiti, presumibilmente DSP 20 e DSP 22, hanno partecipato all’inizio di settembre a un’esercitazione di manovra in orbita. Il tracciamento orbitale indipendente ha mostrato che entrambi hanno poi alzato la propria quota di qualche centinaio di chilometri, una manovra che di solito serve a spostare i veicoli nelle cosiddette orbite cimitero, sopra la fascia geostazionaria. La nota della Space Force ha confermato che si tratta del ritiro ufficiale del programma.

“La costellazione DSP è stata fondamentale per la difesa della nostra nazione”, ha dichiarato il colonnello Brandon Davenport, comandante della Mission Delta 4. “Questi ultimi due satelliti hanno rappresentato il culmine di oltre mezzo secolo di allerta precoce dallo spazio. La costellazione DSP ha garantito la deterrenza durante la Guerra Fredda e ha protetto i nostri militari schierati dalla Guerra del Golfo fino al ritiro, il mese scorso.”

La longevità del programma ha qualcosa di notevole. È nato quando queste osservazioni erano ancora sperimentali e i satelliti venivano costruiti praticamente su misura, uno per uno. I lanci hanno coinvolto vettori molto diversi, dai vari Titan al Delta IV Heavy fino allo Space Shuttle della NASA.

Senza il Defense Support Program, comunque, gli Stati Uniti non restano scoperti. Dal 2011 le forze armate hanno iniziato a mettere in orbita una nuova generazione di satelliti a infrarossi, lo Space Based Infrared System. Grazie a sensori migliori, questi veicoli riescono in genere a cogliere eventi più deboli e a garantire un preavviso più lungo. Più di recente è partito lo sviluppo dei satelliti Next Generation Overhead Persistent Infrared, e il primo potrebbe essere lanciato entro i prossimi 12 mesi a bordo di un razzo Vulcan.

Fonte: TecnoAndroid

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