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DeepSeek sperimenta un super agente AI che coordina altri agenti

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Il nuovo super agente AI sperimentato da DeepSeek parte da un limite che chi lavora con questi strumenti conosce bene. Anche quando l’intelligenza artificiale opera in autonomia, serve comunque una persona che verifichi i risultati, assegni nuovi compiti e intervenga quando qualcosa non va per il verso giusto. L’automazione insomma non è mai davvero completa, perché alle spalle c’è sempre qualcuno che osserva, corregge e indirizza il lavoro delle macchine. Ed è proprio questo il punto su cui l’azienda ha deciso di concentrare le proprie ricerche.

Va detto con chiarezza che l’attenzione umana rappresenta un ostacolo difficile da aggirare, e per alcuni forse persino imprescindibile. Una persona può seguire con cura un certo numero di processi, ma oltre una certa soglia la qualità del controllo inevitabilmente cala. Gli agenti AI possono moltiplicarsi senza troppi problemi, mentre la capacità di chi li sorveglia resta più o meno la stessa. Il risultato è un collo di bottiglia che rischia di frenare l’intero sistema, per quanto potente sia la tecnologia che ci sta dietro.

Il limite dei tre o cinque agenti

Secondo le stime di un gruppo di ricercatori di DeepSeek, un essere umano riesce a supervisionare in modo efficace soltanto tre o cinque agenti AI attivi nello stesso momento. Un numero piuttosto contenuto, che dà l’idea di quanto il fattore umano pesi ancora sul funzionamento di questi strumenti. Avere a disposizione decine di assistenti digitali capaci di lavorare in parallelo serve a poco se poi nessuno è in grado di tenerli tutti sotto controllo con la necessaria lucidità.

Ancora una volta però la strada scelta per risolvere la questione passa dall’intelligenza artificiale stessa. Invece di cercare un modo per aumentare la capacità di supervisione delle persone, il team interno all’azienda sta lavorando a un’architettura chiamata super agent, pensata appositamente per coordinare diverse intelligenze artificiali senza richiedere una sorveglianza continua da parte di qualcuno. L’idea di fondo è affidare a un sistema automatico una parte di quel ruolo di coordinamento che finora spettava esclusivamente agli esseri umani.

Come funziona il super agente di DeepSeek

Il meccanismo ricorda abbastanza da vicino quello di un responsabile che organizza il lavoro di una squadra. Al centro c’è un sistema principale che riceve un incarico complesso e lo scompone in attività più piccole e gestibili. Ciascuna di queste parti viene poi assegnata ad agenti specializzati, che hanno il vantaggio di poter operare in parallelo anziché uno dopo l’altro.

Il paragone con un ambiente di lavoro tradizionale rende bene l’idea. Un capo progetto non svolge personalmente ogni singola mansione ma distribuisce i compiti tra i collaboratori in base alle loro competenze, e allo stesso modo il super agente AI di DeepSeek si occupa di smistare le diverse attività tra i vari modelli. Ognuno di essi si concentra su un aspetto specifico del lavoro, mentre il sistema centrale mantiene la visione d’insieme dell’incarico ricevuto.

Il punto di forza di questa impostazione sta proprio nella possibilità di far lavorare più intelligenze artificiali contemporaneamente, riducendo il bisogno di un intervento umano costante su ognuna di esse. In questo modo il limite dei tre o cinque agenti gestibili da una singola persona potrebbe non rappresentare più un vincolo così stringente, perché una parte del coordinamento viene affidata direttamente alla macchina. Si tratta per ora di un’architettura in fase di sperimentazione all’interno di DeepSeek, portata avanti da un team dedicato dell’azienda.

Fonte: TecnoAndroid

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