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Per Donald Trump il malcontento che circonda i nuovi data center si può sciogliere con un assegno. Il presidente degli Stati Uniti ha spiegato che le aziende del settore dovrebbero stringere accordi con le comunità locali per conquistarne il favore, e la sua ricetta per spegnere le proteste si chiama dividendo, cioè denaro versato alla comunità o direttamente ai singoli abitanti. L’uscita arriva dopo aver notato che in diverse zone queste strutture stanno attirando parecchia ostilità.
Il messaggio è comparso su Truth Social, scritto con la consueta pacatezza che contraddistingue il presidente. Trump racconta di aver seguito la faccenda da vicino e di aver visto impianti impopolari in certe aree diventare improvvisamente amatissimi non appena sul tavolo è spuntato un accordo economico. Il post si chiude con un invito a fare accordi e a far costruire queste strutture, il tutto accompagnato da tre punti esclamativi.
Ogni centro dati con la sua centrale
Nel suo intervento Trump non si ferma ai soldi. I data center nuovi e di grandi dimensioni, in qualche caso davvero giganteschi, secondo lui devono produrre da soli la propria elettricità. L’energia in eccesso andrebbe poi ceduta o venduta alla comunità locale oppure immessa nella rete. Così facendo, sostiene il presidente, le bollette non aumenterebbero e anzi potrebbero calare in modo sostanziale.
Il post parla di un obbligo stabilito da lui stesso, ma non chiarisce in che modo verrebbe fatto rispettare. Al momento si tratta soltanto di un annuncio pubblicato su un social, non di una legge. L’idea di vedere ogni centro dati affiancato da una centrale tutta sua resta comunque suggestiva, almeno sulla carta.
A Leeds i soldi non bastano
Per capire che aria tiri basta spostarsi a Skelton Grange, a Leeds, nel Regno Unito. Qui un data center di Microsoft ha fatto infuriare gli abitanti, che hanno firmato una petizione e sono scesi in strada a marciare contro il progetto. La protesta è arrivata fino in Parlamento, dove il deputato laburista Richard Burgon, esponente dell’ala sinistra del partito, ha chiesto di sospendere la costruzione di nuovi impianti in tutto il Paese. Il governo però ha respinto la richiesta.
Le ragioni del dissenso non mancano. Alcune di queste strutture sono rumorosissime e sorgono a pochi passi dalle abitazioni. Consumano acqua in quantità industriale, divorano enormi volumi di energia e si mangiano parecchio territorio. Il paradosso sta nel fatto che sono indispensabili, perché rappresentano il motore dell’intelligenza artificiale, quella che quasi tutti utilizzano ogni volta che cercano qualcosa su Google, spesso senza nemmeno rendersene conto.
Dietro la fretta di Trump c’è soprattutto una questione geopolitica. Per gli Stati Uniti costruire nuovi poli di calcolo non è un’opzione ma una vera e propria corsa. Senza hardware a sufficienza i modelli AI e il loro addestramento restano strozzati, e in quello scenario la Cina potrebbe sorpassare gli americani e arrivare per prima all’intelligenza artificiale generale e alla superintelligenza. Nel ragionamento del presidente, dunque, i residenti scontenti sono un intoppo da oliare con un po’ di contanti prima che i cantieri si fermino.
Fonte: TecnoAndroid


