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Le elezioni di midterm 2026 hanno consegnato ai Democratici sia la Camera sia il Senato, con vittorie arrivate perfino in territori che due anni fa avevano premiato Donald Trump con margini a doppia cifra. Le prime analisi indicano come cause principali il costo della vita, la guerra con l’Iran, le accuse di corruzione e il malcontento verso il presidente. Dentro quell’onda blu si intravede però anche un secondo voto, molto più legato ai territori, che ruota attorno ai data center. Milioni di americani hanno visto sorgere enormi centri di calcolo accanto alle proprie case e ai terreni agricoli. E hanno scoperto con preoccupazione che l’amministrazione sostiene questa espansione anche con incentivi fiscali alle Big Tech che investono miliardi nell’intelligenza artificiale.
Da infrastruttura quasi invisibile di Internet, questi impianti sono diventati una presenza industriale ingombrante e temuta. Consumano moltissima energia, in certi casi grandi quantità d’acqua per raffreddare i computer, e richiedono il potenziamento delle reti elettriche con costi che finiscono in parte nelle bollette. Per gli oppositori di Trump, ma non solo loro, lo scontro tra colossi tecnologici e comunità locali con scarso potere decisionale si è rivelato politicamente molto efficace.
In Ohio il voto diretto contro i nuovi impianti
L’Ohio è uno dei territori dove l’infrastruttura digitale americana cresce più in fretta. L’Office of the Ohio Consumers’ Counsel conta oltre 200 strutture operative, il quinto dato più alto del Paese, e stima fino a circa 35 miliardi di euro di nuovi investimenti entro il 2030. La stessa autorità osserva che i cantieri creano molti posti di lavoro, mentre gli impieghi permanenti sono relativamente pochi e la domanda elettrica in crescita può far salire i costi della rete.
Il 3 novembre gli elettori di 18 comunità si sono espressi su 21 referendum locali dedicati ai centri di calcolo, e in almeno 14 casi sono passati divieti o restrizioni. A Granville le misure restrittive hanno ottenuto l’82,4%, a Sunbury il 78,6% e a Defiance il 64,7%. A Trenton il divieto è passato con circa l’80%, mentre a Perry oltre l’87% ha chiesto garanzie finanziarie agli sviluppatori prima di concedere sgravi fiscali.
Nello stesso giorno il democratico Sherrod Brown è tornato al Senato battendo Jon Husted, in uno Stato dove Trump nel 2024 aveva vinto con più di dieci punti di vantaggio. I Democratici avevano trasformato il tema in un attacco personale, con cartelloni che mostravano un impianto e la scritta “Vedete quel data center? Lo ha fatto Jon Husted”. Brown proponeva di eliminare le agevolazioni e di far pagare agli operatori le infrastrutture elettriche necessarie. Husted aveva difeso gli incentivi, salvo poi appoggiare misure restrittive quando l’opposizione locale era diventata evidente. Il fronte contrario non coincideva comunque con l’elettorato democratico, visto che anche il repubblicano Vivek Ramaswamy, sconfitto da Amy Acton nella corsa a governatore, aveva proposto una moratoria.
Chi si è mosso prima e il caso Texas
Una ricerca di Data Center Watch su 950 candidati in 470 sfide per Camera e Senato aiuta a leggere le diverse strategie. Il 32,4% dei Democratici aveva sostenuto una moratoria federale, statale o locale contro il 3,4% dei Repubblicani. Nelle corse per governatore la distanza si riduceva, 58% contro 30%, e in otto Stati, Ohio compreso, entrambi i principali candidati chiedevano qualche forma di pausa. Il sentimento era bipartisan ma chi aveva criticato il settore da tempo poteva presentarsi come coerente, mentre diversi Repubblicani ci sono arrivati solo nel 2026.
In Texas Gina Hinojosa ha battuto Greg Abbott ed è diventata la prima governatrice democratica dai tempi di Ann Richards, interrompendo oltre trent’anni di controllo repubblicano. Chiedeva una moratoria immediata sui nuovi impianti, più potere alle amministrazioni locali, meno incentivi e più trasparenza sull’uso di acqua ed energia. Abbott ha colto il rischio tardi, sospendendo a inizio agosto le approvazioni ed estendendo a settembre la pausa ai nuovi permessi ambientali.
Anche in Pennsylvania la questione ha avuto il suo peso. Nell’8° distretto, nel nordest dello Stato, dove Trump aveva vinto nel 2024, la democratica Paige Cognetti ha sconfitto il repubblicano Rob Bresnahan. L’area comprende Archbald e altre zone con molte proposte di nuovi impianti, e Cognetti aveva chiesto di cancellare l’esenzione dalle imposte su vendite e utilizzo concessa alle aziende, con spot che legavano il rivale all’industria tecnologica.
Fonte: TecnoAndroid


