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Un nuovo data center biologico sta attirando l’attenzione di chi segue da vicino l’evoluzione dell’informatica, perché al posto dei soliti componenti elettronici mette al lavoro milioni di cellule cerebrali umane vive per elaborare informazioni. Detta così sembra la trama di un romanzo di fantascienza, eppure il progetto esiste e ha già dato prova di saper fare qualcosa di concreto. Questi computer guidati dai neuroni oggi sono in grado di giocare a videogiochi come Pong e DOOM. I loro ideatori però non hanno alcuna intenzione di fermarsi qui e sperano di impiegarli per compiti molto più ambiziosi.
Neuroni umani al posto dei circuiti tradizionali
Il cuore dell’idea è piuttosto semplice da raccontare, anche se decisamente meno semplice da realizzare. Un centro di elaborazione dati tradizionale si basa su macchine che macinano calcoli grazie a circuiti elettronici. In questo caso invece il compito viene affidato a neuroni umani vivi, cioè le stesse cellule che nel nostro cervello permettono di pensare, ricordare e reagire a ciò che accade intorno. Il fatto che si parli di milioni di cellule dà un’idea della scala del progetto, che non si limita a un piccolo esperimento da laboratorio ma prova a immaginare una vera e propria infrastruttura dedicata al calcolo biologico.
Il termine scelto non è casuale. Parlare di data center biologico significa collocare questa tecnologia accanto ai grandi impianti che oggi gestiscono enormi quantità di informazioni, con una differenza sostanziale. Qui a lavorare non sono soltanto macchine ma tessuto vivente, capace di elaborare segnali in modo diverso rispetto a un processore classico. È proprio questa natura ibrida, a metà strada tra biologia e informatica, a rendere il progetto così particolare e a spiegare tutta la curiosità che lo circonda.
Da Pong e DOOM a obiettivi più ambiziosi
Per ora la dimostrazione più evidente delle capacità di questi sistemi passa dai videogiochi. Può sembrare un traguardo curioso, quasi giocoso, ma ha un senso preciso. Pong è uno dei titoli più essenziali della storia dei giochi elettronici, con una pallina da rimandare indietro e poco altro. DOOM invece è un nome che chiunque abbia un minimo di familiarità con il settore conosce bene ed è decisamente più complesso da gestire. Riuscire a far interagire delle cellule cerebrali con giochi di questo tipo vuol dire che il sistema riceve informazioni, le elabora e produce una risposta. Ed è esattamente ciò che ci si aspetta da un computer, solo che in questo caso a farlo è materia viva.
I videogiochi rappresentano quindi una sorta di banco di prova, un modo pratico per verificare che questi computer basati sui neuroni funzionino davvero e sappiano reagire a stimoli concreti. Non sono però il punto d’arrivo. Chi ha sviluppato il progetto guarda oltre e considera queste prime prove solo l’inizio di un percorso molto più lungo. L’obiettivo dichiarato è quello di sfruttare il data center biologico per applicazioni ben più impegnative rispetto a una partita a Pong o a una sessione di DOOM. Al momento comunque il quadro è questo. Esiste un’infrastruttura che usa milioni di cellule cerebrali umane vive per elaborare informazioni, i suoi computer neurali sanno già giocare a titoli come Pong e DOOM e i loro creatori puntano a utilizzarli per molto di più.
Fonte: TecnoAndroid


