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Ferrari Dino 246 GTS: acconto da 18.000 euro e identità rubata

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Una truffa online legata alla compravendita di una Ferrari Dino 246 GTS del 1973 è finita davanti al Tribunale di Siena, e la vicenda ha avuto un esito che nessuno dei protagonisti si sarebbe aspettato. Un collezionista danese ha versato un acconto per assicurarsi la spider dei suoi sogni e si è ritrovato con un pugno di mosche in mano, mentre il presunto venditore toscano ha scoperto di essere stato a sua volta vittima di un furto d’identità. Una storia che mostra bene quanto possa essere rischioso inviare denaro al buio quando si cerca un’auto d’epoca su internet.

Il modello in questione ha un fascino che resiste al tempo. Dopo il successo della versione GT la Casa modenese decise di proporre anche una variante scoperta, e la 246 GTS fu presentata al Salone di Ginevra del 1972 lasciando tutti a bocca aperta. Oltre mezzo secolo più tardi un appassionato di origini danesi sognava proprio questo, guidare a cielo aperto con il rombo del V6 nelle orecchie. Circa tre anni fa ha individuato un esemplare su un sito specializzato nella compravendita di auto di lusso. Il proprietario risultava originario di Siena e all’apparenza aveva tutte le carte in regola per cedere una supercar così iconica.

Un accordo da 400.000 euro e un venditore che sparisce nel nulla

Dopo diverse negoziazioni, nel giugno del 2023 le due parti hanno trovato l’intesa definitiva. Il collezionista nordico era convinto di avercela fatta e di poter finalmente mettere le mani sulla Ferrari Dino del 1973. Il prezzo complessivo pattuito era di circa 400.000 euro, con una condizione precisa che prevedeva il versamento immediato di 18.000 euro come acconto. La documentazione sembrava impeccabile e comprendeva perfino il passaporto del venditore, presentato come un imprenditore toscano. Firmate le carte restava soltanto da organizzare la consegna della vettura.

Una volta incassato il pagamento il sedicente imprenditore senese ha mandato le fotografie del libretto di circolazione e del foglio complementare della Ferrari, dettagli che rendevano l’operazione ancora più credibile. Sono seguiti altri scambi via mail sul futuro ritiro dell’auto e poi più nulla. Gli account sono stati cancellati e l’uomo è diventato irrintracciabile. Il compratore danese, rimasto senza la minima risposta, ha capito a quel punto di essere stato raggirato.

Il furto d’identità e la decisione del giudice

Qualche giorno dopo il cittadino danese ha avviato un’azione civile contro l’italiano che riteneva responsabile della truffa, chiedendo indietro la caparra. Le indagini aperte dalla Procura della Repubblica di Firenze, poi confluite nel procedimento civile di risarcimento, hanno però ribaltato completamente il quadro. Ne è emerso che entrambe le parti erano state ingannate.

Il vero imprenditore toscano aveva effettivamente venduto la sua Ferrari anni prima a un acquirente del Belgio, sempre tramite lo stesso portale. In seguito era andato in pensione e si era trasferito in Romania, dove vive tuttora. Dell’annuncio ricomparso online non sapeva assolutamente niente. Qualcuno aveva sfruttato i suoi dati per mettere in piedi un meccanismo fraudolento ai danni del collezionista danese e, ottenuto l’anticipo, si era dileguato senza lasciare tracce.

Il giudice Alessandro Feliziani del Tribunale di Siena ha chiuso il procedimento spiegando che “la domanda non era comunque ammissibile, in quanto la condotta del presunto venditore senese è risultata priva dello stato soggettivo della mala fede o della colpa grave, tenuto conto che sembra essere risultato vittima egli stesso di una condotta criminosa a proprio danno, come confermato peraltro dagli atti, il quale ha fornito elementi valutativi volti a suffragare la propria assenza di responsabilità, per avere egli asseritamente subito un furto d’identità”.

Fonte: TecnoAndroid

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