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CXMT, il principale produttore cinese di memorie DRAM, ha scelto una strada che a prima vista sembra controintuitiva. Ha rifiutato contratti con clienti stranieri di peso, Apple compresa, pur avendo una tecnologia ormai capace di reggere il confronto con i grandi del settore. Dietro questa rigidità sui prezzi non c’è però un semplice calcolo commerciale ma un obiettivo molto più ampio, cioè portare la Cina verso l’autosufficienza nel comparto delle memorie. Nel frattempo, in altri ambiti della componentistica, i fornitori fanno a gara per offrire alla casa di Cupertino sconti interessanti in cambio di accordi di lungo periodo. Con le DRAM di CXMT questo non succede, e l’azienda punta apertamente a competere con Micron, Samsung e SK hynix senza concedere favori a nessuno.
Perché CXMT ha detto no ad Apple e ai clienti taiwanesi
Le capacità tecniche non sono in discussione. CXMT ha già consegnato memorie LPDDR6 a partner locali come Xiaomi, destinate al chip proprietario XRING 03, dimostrando di poter stare alla pari con Samsung, SK hynix e Micron. Il vero collo di bottiglia, in questo momento, è riuscire a soddisfare la domanda. Proprio per questo la società ha respinto sia la richiesta di Apple sia quella di un produttore taiwanese di server.
Nel caso del colosso di Cupertino la decisione si spiega abbastanza facilmente. Apple voleva una fornitura a prezzi più bassi rispetto a quelli praticati da Micron, SK hynix e Samsung, e CXMT non ha accettato. Diverso il discorso per il cliente taiwanese, che aveva bisogno di chip DDR5. Il suo vicepresidente non sapeva dire se a bloccare l’accordo fossero state pressioni del governo cinese, qualche altra politica oppure ragioni del tutto diverse.
In realtà il motivo sembra un altro ancora. CXMT sta semplicemente servendo la propria clientela cinese e fatica già a starle dietro. Può sembrare strano, visto che c’è una lunga fila di acquirenti pronti a pagare per avere le ultime forniture di DRAM, eppure il produttore continua a mantenere la sua linea senza fare eccezioni.
Il grande piano per l’autosufficienza della Cina
Secondo Wu Chin jung, osservatore del settore dei semiconduttori ed ex direttore generale di Microdrive Technology, questa fermezza nasce da un disegno preciso: raggiungere l’autosufficienza della Cina nelle memorie DRAM. Dato che il piano prevede di dare la precedenza ai clienti nazionali, CXMT si trova costretta a declinare le offerte di giganti globali come Apple.
Mantenere questa rotta potrebbe apparire poco lungimirante, ma Huang Mao yuan della società di ricerca Yole, attiva nell’area Asia Pacifico, ritiene che l’azienda abbia già una vera e propria montagna da scalare per coprire il fabbisogno interno. L’obiettivo di soddisfare la richiesta domestica di DRAM potrebbe richiedere addirittura un decennio. Il risultato finale, però, sarebbe di grande rilievo, perché realtà come Huawei e Xiaomi non dovrebbero più rifornirsi di memorie da Samsung o SK hynix.
La sfida più difficile si chiama HBM
Sul fronte della capacità produttiva le stime indicano che nel giro di un anno CXMT aggiungerà 100.000 wafer di DRAM al mese. L’ostacolo più grande resta però lo sviluppo delle memorie HBM. In questo segmento l’azienda non solo è arrivata tardi, ma deve anche fare i conti con i controlli statunitensi sulle esportazioni, che le impediscono di procurarsi macchinari all’avanguardia come quelli per la litografia EUV. Strumenti di questo tipo aiutano a mantenere alte le rese produttive e a contenere le difficoltà legate al packaging.
Le conseguenze si vedono già. Stando alle indiscrezioni, la società avrebbe ridotto del 25% le scorte della sua fornitura HBM proprio a causa di rese particolarmente scarse. La tecnologia di CXMT in questo campo è indietro di due generazioni rispetto ai tre grandi produttori, e recuperare il distacco non sarà semplice. L’azienda può comunque affrontare un problema alla volta, cominciando dal soddisfare la domanda dei suoi clienti in Cina.
Fonte: TecnoAndroid


