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The Dog Stars segna il ritorno di Ridley Scott alla fantascienza dopo quasi dieci anni di assenza dal genere che gli ha regalato i titoli più celebrati della carriera. L’ultima incursione risaliva ad Alien: Covenant nel 2017, poi il regista ha imboccato altre strade con The Last Duel, House of Gucci, Napoleon e il seguito del Gladiatore. Materiale importante, per carità, ma quella vena fantastica che ha definito Alien e Blade Runner era rimasta in sospeso. Adesso è tornato con un nuovo film, al cinema dal 26 agosto 2026.
La storia si apre nove anni dopo che una pandemia influenzale di rara ferocia ha spazzato via gran parte della popolazione mondiale. Al centro c’è Hig, pilota rimasto vedovo, che divide un rifugio ricavato in un hangar con un ex marine dal carattere spigoloso e con il proprio cane. Fuori ci sono i saccheggiatori e chi arriva per prendersi quel poco che resta, dentro c’è l’idea che da qualche parte, oltre il perimetro conosciuto, possa esistere ancora vita. Il romanzo di partenza è il bestseller di Peter Heller che porta lo stesso titolo.
Un cast costruito quasi per caso
Il protagonista doveva essere Paul Mescal, che Scott aveva apprezzato molto sul set del Gladiatore II. Problemi di incastri nel calendario hanno però cambiato le carte in tavola e il ruolo di Hig è finito a Jacob Elordi. Accanto a lui Josh Brolin, che interpreta l’ex marine Bangley, mentre il resto del gruppo mette insieme nomi di peso come Margaret Qualley, Guy Pearce, Benedict Wong e Allison Janney.
Lo sviluppo dell’adattamento è partito ufficialmente quando 20th Century Studios e Scott Free Productions hanno deciso di portare il libro sullo schermo. La sceneggiatura è stata affidata a Mark L. Smith, uno che con le storie di sopravvivenza ha una certa dimestichezza visto che ha firmato Revenant. Una scelta coerente, considerando che il romanzo di Heller vive proprio di quella tensione tra isolamento e istinto di andare avanti.
Trentaquattro giorni di riprese e pochissimo green screen
Le riprese sono cominciate ad aprile dello scorso anno e hanno seguito il metodo che ormai è marchio di fabbrica di Ridley Scott. Preparazione maniacale prima di accendere le macchine, riprese multicamera in continuità, ritmo di lavorazione che per una produzione di queste dimensioni ha dell’incredibile. Il regista ha chiuso le riprese in soli 34 giorni, un numero che da solo racconta parecchio del suo modo di stare sul set.
Buona parte del film è stata girata in ambienti reali, tra le regioni alpine e alcune località italiane, riducendo al minimo l’uso del green screen. Una scelta precisa, pensata per dare al racconto una consistenza organica, sporca, credibile, lontana dall’estetica troppo levigata che spesso accompagna il cinema post apocalittico.
Le parole di Scott sul film
Il regista non ha nascosto l’entusiasmo per questo progetto. Ha dichiarato che si tratta della sua migliore pellicola, un’affermazione che pesa parecchio arrivando da chi ha messo la firma su Alien, Blade Runner e Thelma & Louise. Difficile immaginare una dichiarazione più diretta di così, e difficile pensare che sia stata pronunciata alla leggera.










