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NVIDIA, garanzie da 100 miliardi per il mega campus di OpenAI

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Le garanzie miliardarie che NVIDIA ha messo sul tavolo per sostenere i propri partner nel cloud dell’intelligenza artificiale sono finite dritte nella trimestrale, e non passano certo inosservate: parliamo di impegni per un’esposizione lorda massima di circa 100 miliardi di euro, buona parte dei quali legati a un unico enorme sito destinato a ospitare i chip dell’azienda per conto di OpenAI. Il documento arriva insieme ai risultati del secondo trimestre dell’anno fiscale 2027 e chiarisce, numeri alla mano, come funzionano quegli accordi che i critici continuano a definire finanziamento circolare.

Il meccanismo, spiegato senza giri di parole, è questo. Le società che costruiscono modelli e infrastrutture per l’AI crescono più in fretta di quanto i loro bilanci e i loro profili creditizi riescano a reggere. NVIDIA, che di quella corsa è il fornitore principale, interviene con garanzie e supporto al credito per permettere ai clienti selezionati di assicurarsi terreni, energia e strutture. Poi quei clienti comprano le sue schede. Da qui l’accusa, respinta dall’azienda, di gonfiare artificialmente la domanda dei propri prodotti.

NVIDIA: dove finiscono davvero quei miliardi

Nel commento del direttore finanziario allegato ai conti, la cifra viene scomposta. Circa 3,2 miliardi di euro riguardano garanzie su terreni, energia e strutture legate agli obblighi di locazione dei data center di alcuni partner cloud, e scattano solo in caso di inadempienza. Tutto il resto, cioè quasi l’intero importo, serve a coprire il credito per lo sviluppo di terreni, alimentazione elettrica e involucri edilizi necessari a garantire circa 4,25 gigawatt al PORTS Pike Technology Campus di SB Energy, in Ohio.

Quel campus è il cuore della vicenda. Ospiterà i chip di NVIDIA nell’ambito di un contratto di locazione ventennale stipulato con OpenAI. Le obbligazioni di garanzia, precisa l’azienda, diventeranno effettive solo al verificarsi di determinate condizioni, tra cui la disponibilità dei data center a partire dall’anno fiscale 2029. C’è anche una clausola di espansione: se il sito dovesse crescere, NVIDIA potrà fornire supporto al credito per fasi successive relative ad altri 3,8 gigawatt. Su quanto peserebbe questa seconda tranche, però, nessuna cifra è stata comunicata.

Il ritorno atteso e i conti del trimestre

La parte più interessante riguarda cosa NVIDIA si aspetta di ricavare da tutto questo. Ogni generazione di infrastruttura installata al PORTS Pike potrebbe corrispondere a circa 1,5 milioni di GPU, ovvero un giro d’affari stimato tra i 140 e i 185 miliardi di euro. E siccome il contratto dura vent’anni, l’azienda calcola che il sito possa sostenere più cicli di aggiornamento dell’hardware nel tempo. In altre parole, le garanzie di oggi vengono presentate come il presupposto dei ricavi di domani, destinate a ridursi con il passare degli anni man mano che si trasformano in fatturato.

Sul fronte dei conti, il trimestre conferma la traiettoria. Il fornitore di GPU per l’intelligenza artificiale più grande al mondo ha registrato una crescita a tre cifre sia in alto sia in basso nel conto economico: ricavi in aumento del 106% e utile netto del 126%. Il margine lordo è salito di 2,6 punti percentuali, arrivando al 75%.

Resta il nodo interpretativo, che è poi quello attorno a cui ruota il dibattito da mesi. Chi guarda con sospetto a queste operazioni sostiene che l’azienda stia costruendo una rete di sicurezza artificiale sotto ai propri clienti, tenendo in piedi una domanda che senza quegli aiuti forse non esisterebbe con la stessa intensità. NVIDIA ribatte che si tratta di accordi mirati, riservati a situazioni in cui esiste una domanda visibile e duratura, capace di reggere più generazioni di calcolo. La formula usata nel documento è proprio questa, e serve a delimitare il perimetro: non un sostegno a pioggia, ma interventi su progetti considerati solidi nel lungo periodo.

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