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Attraverso simulazioni dettagliate, il gruppo ha dimostrato che l’impatto del rumore nei collegamenti tra chip non è così distruttivo come si pensava. Anche quando tali connessioni risultano fino a dieci volte più rumorose dei circuiti interni, i sistemi modulari riescono a mantenere l’affidabilità. Tale risultato è raggiungibile grazie a tecniche avanzate di correzione degli errori. Dunque, se ogni chip mantiene prestazioni elevate, i legami fra di essi, anche se imperfetti, sono sufficienti a costruire macchine più grandi e robuste.
Chip quantistici: ecco come possono superare la presenza del rumore
Negli ultimi anni l’industria quantistica ha spesso misurato i propri progressi in base al numero di qubit dichiarati. Eppure, la quantità non si traduce automaticamente in utilità. Per ottenere un qubit logico, cioè stabile e impiegabile in calcoli complessi, occorre combinare centinaia o addirittura migliaia di qubit fisici. I quali devono essere organizzati secondo schemi ridondanti in grado di correggere errori spontanei. Tra i metodi più promettenti spicca il surface code, che sfrutta proprio tale ridondanza interna per identificare e neutralizzare difetti senza intervento esterno.
È con questo approccio che il team di Riverside ha condotto le proprie simulazioni. Esplorando migliaia di possibili configurazioni modulari. L’obiettivo era misurare fino a che punto i sistemi resistessero all’aumento del rumore e il risultato è stato incoraggiante. La costruzione di computer quantistici su larga scala non deve per forza attendere la maturità definitiva delle tecnologie, ma può cominciare già ora, con gli strumenti disponibili.









