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Pochi scienziati hanno saputo spingere l’immaginazione così lontano senza perdere il filo del ragionamento quanto Carl Sagan, che una volta ipotizzò l’esistenza di una vita gigantesca su Giove. Parliamo di creature enormi, capaci di estendersi per chilometri, ben oltre qualunque cosa il nostro pianeta abbia mai ospitato. L’idea può sembrare uscita da un romanzo, ma alla base c’era una logica piuttosto lineare: in quel mondo così diverso dal nostro le dimensioni avrebbero rappresentato un vantaggio enorme.
Perché su Giove essere enormi sarebbe stato conveniente
Il cuore della proposta di Sagan sta tutto in un concetto semplice da afferrare. Secondo lo scienziato, gli eventuali abitanti di Giove sarebbero stati spinti a crescere più di qualsiasi organismo comparso nella storia della Terra. E non per un capriccio della natura. Più grandi diventavano, maggiore era il vantaggio che ne ricavavano. Una sorta di corsa verso il gigantismo, insomma, in cui la taglia smetteva di essere un limite e diventava una risorsa preziosa.
Questo ribalta un po’ il modo in cui di solito si pensa agli esseri viventi. Sulla Terra, anche le creature più imponenti mai esistite hanno sempre avuto dimensioni lontanissime da quelle immaginate da Sagan. Nel suo scenario, invece, l’ambiente gioviano avrebbe premiato proprio la crescita, rendendo le creature giganti non un’eccezione bizzarra ma quasi una conseguenza naturale delle condizioni del pianeta. Organismi lunghi chilometri, quindi, non come mostri da racconto ma come il risultato prevedibile di una pressione evolutiva molto particolare.
Affondatori, galleggianti e cacciatori
Per descrivere questo ipotetico ecosistema Sagan aveva immaginato tre categorie di esseri viventi, ciascuna con un nome che ne lascia intuire il ruolo: gli affondatori, i galleggianti e i cacciatori. Già la scelta delle parole racconta molto di come lo scienziato si figurasse la vita su quel pianeta. Non un’unica forma di esistenza, ma una piccola comunità di organismi diversi, ognuno con il proprio posto all’interno di un sistema più ampio.
La presenza dei cacciatori, in particolare, suggerisce che nello scenario ipotizzato non ci fosse soltanto spazio per la sopravvivenza passiva. Dove esiste qualcuno che caccia esiste anche qualcuno che viene cacciato, e questo dà l’idea di un mondo dinamico, popolato da relazioni tra specie diverse. Il tutto, va ricordato, su scala colossale, perché anche in questo quadro vale la regola di fondo della teoria: su Giove essere più grandi avrebbe significato avere un vantaggio sugli altri.
Si tratta ovviamente di un’ipotesi, una delle tante con cui Carl Sagan amava esplorare i confini di ciò che la vita potrebbe essere al di fuori del nostro pianeta. Resta comunque affascinante il modo in cui un’intuizione così semplice, cioè che la grandezza possa diventare un punto di forza, riesca a dare forma a un intero ecosistema immaginario. Affondatori, galleggianti e cacciatori sono il frutto di questo ragionamento, e la loro caratteristica più sorprendente rimane proprio la stazza, con corpi in grado di estendersi per chilometri e di superare qualunque organismo vissuto sulla Terra.
Fonte: TecnoAndroid








