Lasciare il caricabatterie attaccato alla presa quando non sta ricaricando nulla è un’abitudine che hanno quasi tutti, perché diciamolo, staccarlo ogni volta è una rottura. La domanda però è legittima: quel piccolo aggeggio continua a succhiare elettricità anche senza un telefono collegato? La risposta è sì, anche se la faccenda è un po’ più sfumata di quanto sembri.
Quanta energia consuma davvero un caricabatterie inattivo
Quando resta inserito nella presa, il caricabatterie assorbe comunque una piccola quantità di corrente, quella che in gergo viene chiamata consumo in standby. In pratica i trasformatori e i componenti interni restano attivi, pronti a far partire la ricarica nell’istante in cui colleghi qualcosa. Niente di drammatico, sia chiaro. Un singolo caricatore consuma tra 0,1 e 0,5 watt, che tradotto in numeri quotidiani fa qualcosa come 2/24 wattora al giorno. Roba minima, quasi impercettibile, ma il discorso cambia se pensi a una casa piena zeppa di caricatori sparsi in ogni stanza.
E qui arriva la parte che tocca il portafoglio. Il costo in bolletta c’è, ma è contenuto. A seconda di dove ci si trova nel mondo, un caricatore lasciato inattivo può aggiungere dai 50 centesimi ai 4 euro circa all’anno. Sembra ridicolo, e preso da solo lo è, però va moltiplicato per ogni singolo dispositivo presente in casa. Non solo i caricatori degli smartphone, ma anche quelli dei tablet e delle console portatili da gioco. Sommando tutto, il conto inizia a farsi notare un pochino.
Non solo caricatori e come tagliare i consumi
Il caricabatterie non è certo l’unico colpevole. Tantissimi apparecchi domestici continuano a consumare energia anche da spenti o in attesa. Computer, console, ma pure televisori, microonde e macchine del caffè fanno la loro parte. Messi tutti insieme, questi consumi nascosti rappresentano tra il 5 e il 10 percento dell’elettricità usata da una casa tipo, secondo dati del governo canadese. Una fetta tutt’altro che trascurabile, se ci si pensa bene.
Per ridurre questo consumo in standby ci sono un paio di strade. Intanto non tutti i caricatori sono uguali: i modelli scadenti tendono a tirare più corrente quando restano attaccati. Meglio puntare su un caricatore efficiente dal punto di vista energetico, magari uno capace di gestire più dispositivi contemporaneamente. Un’altra possibilità sono le prese smart, quelle che si possono spegnere a distanza tramite un’app sul telefono quando non servono.
Vale anche la pena controllare ogni tanto lo stato dei caricatori, cercando segni di usura, contatti malmessi o surriscaldamento, e sostituendoli quando è il caso. E se proprio si vuole andare sul sicuro, basta staccarli dalla presa quando non servono, oppure abbassare l’interruttore della presa stessa dove è previsto. Quello sì che risolve il problema una volta per tutte.