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Capcom ha deciso di affidare all’intelligenza artificiale una parte del lavoro più faticoso che sta dietro ai suoi giochi, cioè scrivere codice e scovare i bug al posto degli sviluppatori in carne e ossa. La casa giapponese che ha dato vita a Resident Evil sta preparando una versione ripensata del RE Engine, il motore proprietario su cui girano oltre 27 titoli e su cui lavorano circa 2.000 sviluppatori. C’è però un confine netto che l’azienda non ha alcuna intenzione di oltrepassare, perché i contenuti generati dall’IA restano banditi dai suoi giochi.
Il progetto si chiama REX ed è stato svelato il 2 ottobre durante la conferenza aperta RE:2026. Si tratta di un cantiere di lungo periodo pensato per trasformare il motore di casa in un “motore di gioco della generazione IA”, per usare la definizione scelta dall’editore. Dietro questa etichetta si nasconde una serie di sottoprogetti con nomi in codice piuttosto eloquenti come RE:Dox, RE:UI, RE:Log, RE:Flows e RE:Runtime, che coprono l’intero percorso dalla documentazione del codice fino agli strumenti di esecuzione.
Codice compreso, scritto e testato dalla macchina
Il programmatore Satoshi Ishida ha riassunto l’ambizione davanti al pubblico spiegando che “in futuro l’IA potrà comprendere i programmi e crearli automaticamente, oppure eseguire test di gioco per individuare i bug”. L’obiettivo dichiarato dalla società è arrivare a “un futuro in cui creeremo giochi con l’IA”. Il cuore di REX sta tutto qui, nel rendere gli ingranaggi interni del motore leggibili tanto dalle persone quanto dai modelli. Solo così questi ultimi potranno dare il loro contributo senza mandare in frantumi nulla. I primi due tasselli, dedicati alla documentazione e ai registri, sono già stati pubblicati in open source.
Non è nemmeno la prima volta che il colosso nipponico sperimenta in questa direzione. All’inizio del 2025 i team interni avevano già mostrato uno strumento basato sui modelli di Google capace di macinare centinaia di migliaia di idee per gli oggetti di gioco. Con REX la stessa logica viene estesa all’intero motore, fino ad arrivare al codice che fa funzionare i titoli.
La promessa fatta ai giocatori resta in piedi
Il 16 febbraio 2026, davanti ai propri azionisti individuali, Capcom si era impegnata a non inserire alcun elemento generato dall’IA nei contenuti dei giochi. L’impegno si reggeva su due pilastri distinti. Da una parte strumenti potenziati dall’intelligenza artificiale per aumentare la produttività, con esperimenti nella grafica, nel sonoro e nella programmazione. Dall’altra un divieto categorico per tutto ciò che finisce davanti agli occhi dei giocatori. REX mette in pratica il primo punto senza intaccare il secondo.
Basta guardare il resoconto della conferenza del 2 ottobre per accorgersene, visto che il termine IA generativa non compare nemmeno una volta. L’intelligenza artificiale si ferma sulla soglia del laboratorio e i mondi esplorati dai giocatori continuano a essere disegnati, composti e scritti da esseri umani.
Come si muovono gli altri editori
Nel resto del settore le strategie sono parecchio diverse. Square Enix punta ad automatizzare il 70% del controllo qualità e del debug entro la fine del 2027, un traguardo annunciato a novembre 2025. A marzo l’editore di Final Fantasy ha poi comunicato l’integrazione di Gemini, l’IA di Google, in Dragon Quest X. Nello stesso periodo il numero uno di Ubisoft descriveva l’intelligenza artificiale come una rivoluzione per l’industria grande quanto il passaggio al 3D. Electronic Arts ha invece stretto un’alleanza con Stability AI per generare texture destinate ai suoi giochi. Capcom, dal canto suo, ha messo nero su bianco i propri limiti già da febbraio.
Fonte: TecnoAndroid








