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Il canone Rai potrebbe diventare più leggero l’anno prossimo, anche se quel condizionale va preso molto sul serio. Nulla è stato deciso in modo definitivo. Il governo ha però lasciato uno spiraglio aperto, inserendo nell’ultimo emendamento alla riforma della Rai una clausola piuttosto chiara: se si troveranno i soldi per finanziare l’operazione, l’importo verrà abbassato. Per il momento non ci sono altre conferme e nemmeno promesse ufficiali.
Una cifra, comunque, circola già da un po’. In passato si era ipotizzato di scendere dagli attuali 90 euro l’anno a 70 euro, con un risparmio quindi di 20 euro a famiglia. Oggi la somma viene addebitata nella bolletta della luce in 10 rate da 9 euro ciascuna, distribuite da gennaio a ottobre. È un sistema che rende il pagamento praticamente automatico e che difficilmente passa inosservato quando arriva la fattura dell’energia elettrica.
L’emendamento approvato in Senato e il nodo delle coperture
La novità si inserisce in un quadro più ampio. Da tempo il governo lavora a una profonda riforma della Rai, cioè delle reti televisive di Stato, e il percorso passa anche dal Parlamento. Lo scorso 23 settembre la Commissione Ambiente del Senato, che tra le varie competenze segue anche questo progetto, ha dato il via libera a una serie di emendamenti al testo. Tra questi c’è proprio la clausola dedicata al canone, quella che lega un eventuale ribasso alla disponibilità di nuove risorse.
Il dettaglio più interessante riguarda il modo in cui verrebbe gestita la differenza. L’intenzione dichiarata è compensare il minore esborso a carico dei cittadini con altri introiti, il che significa che il budget complessivo destinato alla Rai dovrebbe restare invariato. In pratica la tv pubblica non perderebbe fondi, cambierebbe soltanto la provenienza di una parte del denaro. Una famiglia pagherebbe meno, mentre lo Stato dovrebbe recuperare quei soldi da qualche altra parte. Ed è esattamente qui che si gioca tutta la partita, perché senza coperture il taglio resterebbe soltanto sulla carta.
Per il 2026 non cambia nulla: l’importo resta fermo
Chi sperava in un alleggerimento immediato dovrà mettersi l’animo in pace. Se qualcosa si muoverà, se ne parlerà con ogni probabilità l’anno prossimo. Per tutto il 2026 la cifra resta bloccata a 90 euro, senza alcuna variazione rispetto a quanto visto finora.
Vale poi la pena ricordare un aspetto che spesso si dimentica. Continuare a chiamarlo “canone” è ormai improprio, perché da anni si tratta a tutti gli effetti di una tassa di possesso del televisore. Anzi, per usare la terminologia ufficiale, il tributo riguarda gli “apparecchi atti o adattabili alla ricezione di radioaudizioni televisive”. Una formula burocratica, certo, ma che chiarisce bene la natura del prelievo: non si paga per guardare i programmi della Rai, si paga perché in casa c’è un dispositivo in grado di ricevere il segnale.
Dal punto di vista tecnico il meccanismo somiglia parecchio al bollo auto, che è anch’esso un’imposta legata al possesso di un bene. Il funzionamento però è diverso. Nel caso della tv si dà per scontato che ogni nucleo familiare abbia almeno un televisore in casa, ed è proprio questa presunzione automatica a giustificare l’addebito diretto in bolletta. Una scelta che negli anni ha reso la riscossione molto più capillare e che oggi rappresenta la base su cui potrebbe innestarsi l’eventuale riduzione prevista dall’emendamento, sempre a patto che il governo riesca davvero a trovare i fondi necessari per sostenerla.
Fonte: TecnoAndroid


