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I cani robot potrebbero presto trovare un impiego concreto nei campi, affiancando chi lavora in agricoltura in uno dei compiti più delicati e dispendiosi in termini di tempo, cioè il controllo ravvicinato delle colture. L’idea è semplice solo in apparenza. Portare un robot a quattro zampe tra le file delle piante permette infatti di osservare da vicino ciò che dall’alto sfugge, e di farlo con una regolarità difficile da garantire con le sole ispezioni fatte a mano.
Chi passa le giornate nei campi lo sa bene. Buona parte del lavoro pratico è ormai automatizzata grazie alle macchine di ultima generazione, eppure c’è un aspetto che continua a pesare più di tutti gli altri, ovvero la tempestività. Accorgersi di un problema con qualche giorno di ritardo può trasformare un intervento mirato e contenuto in una vera e propria perdita di raccolto. È proprio su questo margine sottile che si gioca la partita della tecnologia applicata alla terra.
Perché satelliti e droni non bastano
Negli ultimi anni gli strumenti per sorvegliare le coltivazioni si sono moltiplicati. Satelliti e droni offrono un aiuto prezioso quando si tratta di tenere sotto controllo grandi superfici, perché consentono di coprire in poco tempo estensioni che a piedi richiederebbero giornate intere. Il limite però è evidente e riguarda il punto di vista. Queste tecnologie guardano le piante soprattutto dall’alto e restituiscono un quadro d’insieme molto utile, ma non sempre sufficiente.
Quello che accade tra le foglie, più in basso e al riparo dalla vista aerea, resta in gran parte fuori dalla loro portata. Per capire davvero lo stato di salute di una pianta servono ancora molte ispezioni sul posto, fatte da persone che percorrono le file una per una. Un’attività lenta e faticosa, che sottrae ore preziose agli addetti e che non può essere ripetuta con la frequenza che spesso sarebbe necessaria. Ed è esattamente in questo spazio vuoto che i cani robot potrebbero ritagliarsi un ruolo utile, portando uno sguardo ravvicinato dove gli occhi dall’alto non arrivano.
La sperimentazione di Syngenta con l’Università di Nottingham
Le novità in questo senso non mancano. Syngenta, insieme all’Università di Nottingham, sta sperimentando un quadrupede in grado di muoversi con agilità tra le file delle coltivazioni e di raccogliere immagini ravvicinate delle piante. La scelta di un robot a quattro zampe non è casuale. Una struttura di questo tipo può infatti spostarsi negli spazi stretti tra una fila e l’altra, avvicinandosi alla vegetazione in un modo che un mezzo volante difficilmente riuscirebbe a replicare.
L’obiettivo del progetto è fornire agli agronomi informazioni che oggi richiedono parecchio tempo per essere ottenute. Avere a disposizione immagini dettagliate raccolte direttamente tra le piante significa poter valutare la situazione con maggiore precisione e, almeno sulla carta, individuare prima eventuali criticità. Un vantaggio che si lega direttamente a quella questione di tempestività che rappresenta da sempre uno dei nodi centrali del lavoro agricolo.
Il contesto in cui questa tecnologia potrebbe rivelarsi particolarmente preziosa è quello della serra. Negli ambienti chiusi l’uso di un drone può risultare poco pratico, tra spazi ridotti, strutture e ostacoli che rendono complicato il volo. Un robot che cammina sul terreno, invece, può percorrere i corridoi tra le coltivazioni senza particolari difficoltà e documentare da vicino lo stato delle piante. Proprio in serra, quindi, il quadrupede sperimentato da Syngenta e dall’ateneo britannico punta a offrire agli agronomi un supporto capace di ridurre i tempi necessari per raccogliere dati sulle colture.
Fonte: TecnoAndroid








