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Bustine di tè in plastica: migliaia di microplastiche nella tazza

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Le bustine di tè in plastica possono rilasciare nella bevanda sostanze chimiche in grado di interferire con gli ormoni e, insieme a queste, migliaia di microplastiche. Una notizia che cambia parecchio la percezione di uno dei gesti più semplici e quotidiani che ci siano, quello di immergere una bustina nell’acqua e aspettare qualche minuto. Il classico tè diventa così una miscela un po’ diversa dal previsto, con latte, niente zucchero e tante particelle di plastica.

Il punto centrale riguarda il materiale. Non tutte le bustine sono uguali e quelle realizzate in plastica, durante l’infusione, possono cedere al liquido una parte di sé. Non si parla di qualche frammento isolato ma di migliaia di particelle che finiscono direttamente nella tazza, mescolate alla bevanda e del tutto invisibili a occhio nudo. Chi beve tè ogni giorno, magari più volte, difficilmente si pone il problema mentre aspetta che l’infuso prenda colore.

Bustine di tè in plastica: cosa finisce davvero nella tazza

Le microplastiche sono minuscoli frammenti di materiale plastico, talmente piccoli da passare inosservati. Il fatto che possano provenire proprio dall’involucro che contiene le foglie è ciò che rende la questione particolarmente concreta. Non si tratta di una contaminazione arrivata da lontano ma di qualcosa che nasce nel momento stesso della preparazione, dentro la tazza, nel giro di pochi minuti.

A questo si aggiunge un secondo aspetto, forse ancora più delicato. Oltre ai frammenti, le bustine in plastica possono rilasciare sostanze chimiche definite interferenti endocrini, cioè composti capaci di disturbare il funzionamento degli ormoni. Il sistema ormonale regola moltissime funzioni dell’organismo ed è proprio per questo che tutto ciò che può alterarne l’equilibrio attira un’attenzione particolare. Il rischio, quindi, non riguarda soltanto la presenza fisica delle particelle ma anche ciò che queste portano con sé dal punto di vista chimico.

Un’abitudine quotidiana sotto la lente

Il tè è una delle bevande più consumate in assoluto e la bustina rappresenta da tempo il modo più pratico per prepararlo. Comoda, veloce, pulita. Proprio questa semplicità ha reso il formato onnipresente nelle case, negli uffici e nei bar. Ed è anche il motivo per cui la scoperta che alcune bustine di tè possano contaminare la bevanda pesa più di quanto sembri a prima vista, visto che coinvolge un gesto ripetuto con regolarità da moltissime persone.

La questione non riguarda il tè in sé, che resta la stessa bevanda di sempre, ma il contenitore in cui viene messo in infusione. È la plastica il vero nodo. Quando la bustina è fatta con questo materiale, l’infuso può arricchirsi di elementi che nessuno avrebbe mai scelto di aggiungere volontariamente, dalle sostanze chimiche che interferiscono con gli ormoni fino alle migliaia di microplastiche disperse nel liquido.

Per chi prepara il tè con le bustine, insomma, la differenza la fa proprio la composizione dell’involucro. Quelle in plastica possono trasferire nella bevanda sia i composti in grado di alterare il sistema ormonale sia una quantità di particelle che si misura in migliaia, finendo dritte nella tazza insieme al latte e alle foglie in infusione.

Fonte: TecnoAndroid

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