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Per chi possiede un’auto a metano il controllo delle bombole resta una scadenza fissa ogni quattro anni, come previsto per i serbatoi omologati secondo il regolamento R110, ma tutto ciò che ruota attorno a quella data cambia in profondità. Il decreto 98 del 2026 del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica riorganizza infatti la riqualificazione delle bombole CNG e stabilisce chi può intervenire sul serbatoio, con quali competenze, come va registrato l’esito e quanto costa il servizio. L’intento ufficiale è semplificare gli adempimenti, quello concreto è rendere tracciabile la vita di ogni singolo recipiente.
Al centro della riforma c’è SFBM, cioè Servizi Fondo Bombole Metano, società partecipata da Acquirente Unico che aveva già raccolto l’eredità della vecchia Gestione Fondo Bombole Metano. Ora le sue competenze si allargano parecchio e comprendono il riconoscimento delle officine, i registri degli operatori, la fornitura delle etichette, la tracciatura, il tariffario nazionale e la gestione dei contributi. Al suo interno lavora un Servizio interno di ispezione, mentre il ruolo di autorità competente rimane al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che vigila anche sulla società e sui suoi centri.
Quattro tipi di serbatoio e un controllo visivo tutt’altro che superficiale
Il decreto distingue quattro famiglie di bombole. Le CNG1 hanno un corpo interamente metallico, le CNG2 aggiungono un avvolgimento circonferenziale in composito, nelle CNG3 il rinforzo composito copre del tutto il metallo e le CNG4 usano un corpo non metallico rinforzato con filamenti impregnati di resina. Non è una semplice catalogazione perché un serbatoio in acciaio soffre soprattutto corrosione e deformazioni, mentre uno in composito va valutato per urti, abrasioni e integrità del rivestimento.
Il cuore tecnico è la riqualificazione visiva. L’esperienza sul campo ha mostrato che le bombole scartate alla prima verifica presentavano in larga parte danni individuabili con un esame visivo accurato. Non si parla però di uno sguardo rapido sotto la scocca ma di un’ispezione affidata a personale qualificato, con istruzioni precise e criteri di accettazione definiti. La circolare 10799 del 2026 del Ministero dei Trasporti chiarisce che per CNG1, CNG2 e CNG3 la prima riqualificazione avviene con ispezione visiva secondo le procedure del costruttore del veicolo e, in assenza di manuali, con le modalità già in uso. Per le CNG4 montate su autovetture e veicoli commerciali leggeri, categorie M1 e N1, valgono le modalità visive ammesse e le indicazioni del costruttore.
La prova idrostatica comunque non sparisce. I centri di revisione SFBM continuano a eseguirla sotto la supervisione degli ispettori, mettendo il serbatoio sotto pressione controllata per verificarne la tenuta, e gestiscono l’interscambio dei recipienti. Solo per le CNG1, se la domanda supera le capacità dei centri, il servizio può passare a centri terzi qualificati. Per l’automobilista il punto di riferimento resta l’officina.
Officine riconosciute
La novità più visibile è l’officina riconosciuta da SFBM, dotata delle attrezzature richieste e di almeno un responsabile tecnico. Il riconoscimento dura cinque anni e va rinnovato con una nuova domanda. Per individuare un operatore autorizzato ci saranno il registro pubblico, il logo identificativo e il tariffario esposto. Queste strutture seguono l’intero ciclo, dalla verifica visiva allo smontaggio e rimontaggio fino all’interscambio e alla sostituzione in caso di esito negativo.
Il responsabile tecnico deve avere una certificazione conforme alle norme indicate, una formazione teorica e pratica, un esame superato e un’idoneità visiva documentata. Servono inoltre una laurea in ingegneria con almeno tre anni nel settore, un diploma di perito industriale con cinque anni oppure un diploma superiore con dieci anni di esperienza. I tecnici entrano in un registro tenuto da SFBM e possono lavorare per più officine.
Tracciabilità e costi
Per le CNG1 sottoposte a prova idrostatica l’esito viene punzonato con data e marchio della Repubblica italiana davanti all’ispettore, mentre per la verifica visiva arrivano etichette con data, numero della bombola, logo SFBM e marchio RI. L’articolo 11 introduce poi un database che lega capacità, matricola, costruttore e scadenza di ogni recipiente a targa e telaio del veicolo, raccogliendo anche riqualificazioni, installazioni, operatori ed eventuali disinstallazioni. Così la tracciabilità non dipende più da documenti cartacei sparsi.
Sul fronte economico l’articolo 12 mette a carico di SFBM il costo delle bombole sostituite a fine vita o scartate durante la riqualificazione, ma soltanto il recipiente. Servizio e altre lavorazioni restano a carico del cliente e le officine che si discostano dal tariffario nazionale rischiano la cancellazione dal registro. Il Servizio interno di ispezione sorveglia officine, tecnici, centri terzi e depositi anche con sopralluoghi. In caso di irregolarità scattano istruttoria, diffida e proposta di sospensione fino a sei mesi, mentre nei casi più gravi si arriva alla cancellazione dai registri o alla revoca degli affidamenti. Su SFBM, infine, vigila il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Fonte: TecnoAndroid








