Parlare di BlackBerry nel 2026 fa venire in mente tastiere fisiche minuscole, notifiche con il LED rosso e quella sensazione di essere sempre connessi prima che lo fosse davvero chiunque. Eppure, chi pensa che il brand canadese sia sparito nel nulla si sbaglia di grosso. BlackBerry non solo è viva, ma sta andando decisamente bene. Il telefono non c’è più, questo è chiaro da tempo, però al suo posto è nato qualcosa di molto più solido e, a quanto pare, redditizio.
La società ha cambiato pelle in modo radicale. L’attività oggi ruota attorno a due pilastri: cybersecurity e software embedded. E i numeri parlano chiaro. L’ultimo trimestre ha fatto registrare una crescita del fatturato del 10% su base annua, un dato che non è affatto scontato in un settore dove la competizione è feroce e i margini si assottigliano facilmente. BlackBerry, insomma, ha trovato la sua nicchia e ci sta prosperando.
La divisione QNX corre forte
Il pezzo forte si chiama QNX, la divisione legata all’omonimo sistema operativo. Qui le entrate sono cresciute addirittura del 20%, un numero che racconta quanto il mercato abbia fame di soluzioni affidabili e certificate per settori dove non ci si può permettere errori. Si parla di ambienti industriali, automotive, infrastrutture critiche. Roba seria, insomma, lontanissima dal mondo consumer.
Il CEO John Giamatteo ha spiegato che il segreto sta proprio nella natura del business. BlackBerry opera in contesti altamente regolamentati, dove le soluzioni devono essere complesse e di importanza critica. Questo rende l’azienda molto meno vulnerabile a quello che Giamatteo definisce “SaaSmageddon”, un termine che descrive la volatilità degli abbonamenti Software as a Service. In pratica, mentre tante aziende tech sono esposte alle mode del momento e al rischio che un prodotto di intelligenza artificiale generico possa rimpiazzare il loro servizio, BlackBerry gioca su un terreno dove la sostituzione non è così semplice. Le sue soluzioni non si cambiano con un clic.
Un dato che merita attenzione: il 75% degli introiti arriva dal business dedicato alle soluzioni di comunicazione per enti governativi. Clienti stabili, contratti di lungo periodo, esigenze che non seguono i trend stagionali. Il fallimento nel mercato degli smartphone, quel periodo in cui i dispositivi BlackBerry non riuscirono più a tenere il passo con iPhone e i vari Android, è ormai un ricordo lontanissimo. L’azienda ha voltato pagina in modo netto e i risultati le stanno dando ragione.
Una curiosità sul nome che pochi conoscono
C’è poi un dettaglio affascinante che riguarda proprio il nome BlackBerry. Non tutti sanno che fu creato dall’agenzia Lexicon Branding, la stessa che ha inventato nomi come Pentium per Intel, Swiffer per Procter & Gamble e PowerBook per Apple. L’idea nacque dalla somiglianza tra le piccole drupeole che compongono una mora (blackberry, appunto, in inglese) e i pulsanti della tastiera fisica che caratterizzava i dispositivi del marchio. Un collegamento visivo tanto semplice quanto geniale, che ha dato vita a uno dei brand più iconici della storia della tecnologia mobile.