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Chi ha passato almeno una serata di festa esagerando con qualche bicchiere conosce bene il rituale del giorno dopo, fatto di testa pesante, stomaco sottosopra e solenne promessa di non toccare mai più una goccia di alcol (promessa che di solito dura pochissimo). Proprio in quel momento, puntuale come sempre, spunta il consiglio che circola da anni tra amici e colleghi, cioè bere una birra per curare la sbornia, perché chiodo scaccia chiodo. La scienza però racconta una storia diversa, e non è quella che molti sperano di sentirsi dire. Quella birra mattutina non cancella i postumi, si limita a spostarli un po’ più in là.
Da dove arrivano davvero i postumi della sbornia
Per capire se il vecchio rimedio abbia un fondamento bisogna partire dall’origine del problema, ovvero dal motivo per cui ci si sveglia così male dopo una nottata alcolica. Il principale colpevole è la disidratazione. L’alcol infatti inibisce l’ormone antidiuretico, quello che ha il compito di trattenere nell’organismo quanto più liquido possibile. Basta pensare a quante volte si corre in bagno dopo un paio di bicchieri per avere sotto gli occhi la prova concreta di questo meccanismo.
Il guaio vero arriva quando si beve senza un minimo di controllo. La mattina seguente il corpo si ritrova a corto di liquidi e anche di elettroliti come sodio e potassio, e il risultato è quella sensazione di essere completamente a pezzi che chiunque abbia esagerato almeno una volta ricorda fin troppo bene.
Perché la birra del mattino sembra funzionare
Che il consiglio continui a passare di bocca in bocca, attraversando gruppi e generazioni diverse, non è affatto un caso. Chi lo ha messo in pratica almeno una volta giura di aver visto risultati reali e, forte della propria esperienza, sostiene senza esitazioni che una birra faccia sparire il malessere. Il punto è che si tratta di un mito bello e buono, perché quello che succede davvero è soltanto un camuffamento dei sintomi.
La chiave di tutto sta nel consenso raggiunto nel 2016 dall’Alcohol Hangover Research Group, secondo cui i postumi cominciano esattamente quando la concentrazione di alcol nel sangue si avvicina allo zero. Se proprio a quel punto si reintroduce alcol nell’organismo, l’alcolemia torna a salire e il momento in cui si presenterà la vera sbornia viene semplicemente rimandato di qualche ora.
A spiegare quel sollievo ingannevole c’è poi una sorta di mini astinenza che si genera durante la notte. Come già indicava una revisione classica del 1998, il cervello si adatta agli effetti rilassanti e depressivi dell’alcol mentre si beve. Quando la sostanza abbandona il corpo il sistema nervoso subisce un effetto rimbalzo che si traduce in una sensazione di ansia. Un’altra birra torna a “sedare” il cervello e placa questa piccola crisi, ma niente di più. In pratica è un cerotto applicato su qualcosa che non potrà essere rinviato ancora a lungo.
Nessun rimedio miracoloso contro la sbornia
La realtà con cui fare i conti è piuttosto cruda. Non esiste una vera cura per i postumi e l’unica cosa possibile è alleviare i sintomi man mano che compaiono, ricorrendo ai comuni analgesici da banco. L’arma più efficace resta la prevenzione, quindi evitare di bere senza freni e non arrivare a fine serata completamente disidratati, ricordandosi di mandare giù un po’ d’acqua mentre si consumano alcolici. Anche questa strategia, comunque, non ha nulla di magico.
Fonte: TecnoAndroid







