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Big data in Italia, mercato record da 5,07 miliardi nel 2026

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Il mercato dei Big data in Italia ha chiuso il 2026 con numeri che non si erano mai visti prima. Il valore complessivo ha raggiunto quota 5,07 miliardi di euro e la crescita rispetto all’anno precedente è stata del 24%, un risultato che viene definito record. Dietro questo balzo c’è un tessuto di imprese che investe sempre di più nella raccolta e nell’analisi delle informazioni, con alcuni comparti che corrono decisamente più veloci degli altri. In prima fila si trova la grande distribuzione insieme al retail, seguita a ruota dal settore assicurativo e da quello bancario. Completano il gruppo di testa le utility e il mondo delle telecomunicazioni e dei media.

I dati arrivano dall’Osservatorio Data & Decision Intelligence del Politecnico di Milano, che ha tracciato un quadro piuttosto dettagliato della situazione nel nostro Paese. Un elemento salta subito all’occhio. Le grandi imprese rappresentano da sole il 75% del mercato, quindi la fetta più consistente della spesa resta concentrata nelle mani delle organizzazioni più strutturate.

Tanti investimenti ma ancora poche decisioni guidate dai dati

La crescita è innegabile, eppure lo stesso Osservatorio mette in evidenza un limite che pesa parecchio. Nonostante il forte sviluppo del settore, solo una grande azienda italiana su sei, cioè il 18%, utilizza in modo sistematico i dati all’interno dei processi decisionali. Una quota che fa riflettere se messa accanto ai miliardi investiti nello stesso periodo.

Qualche segnale di maturità comunque c’è. Secondo l’analisi il 44% delle grandi organizzazioni ha individuato quali sono le decisioni critiche o ad alto impatto, applicando regole decisionali integrate direttamente negli applicativi aziendali. C’è poi il tema della data strategy, che riguarda ormai una grande azienda su due. Il 48% ne ha definita una, con un aumento di 11 punti percentuali rispetto al 2025. Alessandro Piva, responsabile della ricerca dell’Osservatorio, spiega dove si sta spostando il baricentro. “Dati e intelligenza artificiale oggi stanno convergendo verso piattaforme integrate aprendo nuove possibilità per automatizzare la gestione del dato e potenziare i processi decisionali. Il vero valore si sposta dalla costruzione degli algoritmi alla capacità di alimentarli con dati di qualità e di integrarli nei processi”. Non basta più insomma avere modelli sofisticati. Conta la qualità di ciò che li nutre e il modo in cui vengono inseriti nel lavoro di tutti i giorni.

L’IA generativa guida la corsa delle tecnologie

Guardando alle singole voci di spesa, il protagonista assoluto è l’IA generativa, con soluzioni cresciute del 46%. Un vero boom che stacca nettamente le altre aree, anche se il resto del comparto non sta certo fermo. Gli investimenti in data management e architecture salgono del 20%. La business intelligence insieme alla data science segna invece un aumento del 24%, la stessa percentuale registrata dalle infrastrutture. Per Carlo Vercellis, responsabile scientifico dell’Osservatorio, quest’anno rappresenta un passaggio importante. “Il 2026 segna un punto di svolta nel modo in cui le organizzazioni guardano ai dati” afferma. “Oggi l’IA è sempre più accessibile grazie a soluzioni standardizzate e pronte all’uso e disporre di dati e algoritmi non è più di per sé un fattore distintivo. La vera sfida diventa come trasformare i dati in decisioni migliori”.

Fonte: TecnoAndroid

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