Vai al contenuto
Offerte

IMU non pagata: la notifica tardiva può cancellare il debito

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

Un avviso del Comune per una vecchia IMU non pagata non sempre obbliga il contribuente a mettere mano al portafoglio. Quando un’imposta risale a parecchio tempo prima entra in gioco la prescrizione, che scatta dopo 5 anni. In questi casi a decidere la partita sono le date di notifica e di ricezione dell’avviso, non il giorno in cui la lettera è stata spedita.

La reazione più comune davanti a una richiesta di pagamento arrivata dal Comune è quasi istintiva. Si prende il bollettino e si corre in ufficio postale per chiudere la questione il prima possibile, soprattutto se l’importo riguarda un tributo di diversi anni fa e si teme che il ritardo possa costare caro. È un comportamento comprensibile, perché nessuno ama avere conti in sospeso con il fisco. Eppure non sempre l’amministrazione ha davvero il diritto di riscuotere quella somma, e pagare d’impulso significa rinunciare a verificare se la pretesa sia ancora valida.

Quando la notifica tardiva cancella il debito

Il punto centrale riguarda proprio i tempi. Una notifica tardiva può annullare il debito anche se l’avviso è stato spedito entro i termini. Detto in modo più semplice, non basta che il Comune abbia messo la busta in viaggio prima della scadenza. Conta il momento in cui il documento arriva effettivamente nelle mani del destinatario, cioè quando la comunicazione si considera notificata e ricevuta.

Ecco perché la data di spedizione da sola non è sufficiente a salvare la richiesta. Se il plico parte in tempo ma viene consegnato quando i 5 anni sono ormai trascorsi, il tributo risulta prescritto e il contribuente non è più tenuto a versarlo. Una differenza di pochi giorni, che sulla carta potrebbe sembrare un dettaglio burocratico, finisce così per pesare in modo decisivo sull’esito della vicenda. La vecchia imposta municipale che il Comune pretende può quindi diventare semplicemente non dovuta. Per chi si trova davanti a una richiesta del genere il ragionamento cambia parecchio. Non si tratta più soltanto di capire quanto pagare, ma di stabilire se esista ancora un obbligo. E la risposta dipende quasi interamente dal calendario.

Le date da controllare prima di pagare

Prima di saldare una vecchia IMU conviene quindi fermarsi un attimo e guardare con attenzione i documenti ricevuti. Il primo elemento da individuare è l’anno a cui si riferisce l’imposta, il secondo è la data in cui l’avviso è stato davvero ricevuto. Mettendo a confronto questi due riferimenti diventa possibile capire se il termine dei 5 anni sia stato superato oppure no. È proprio questo il passaggio che molti contribuenti saltano, presi dalla fretta di regolarizzare la propria posizione. Una volta effettuato il versamento, infatti, diventa tutto più complicato. Controllare prima significa invece avere in mano gli elementi per contestare una pretesa che non ha più fondamento, senza dover inseguire in un secondo momento un rimborso.

Le richieste relative a vecchie annualità di IMU non vanno insomma prese come un ordine da eseguire senza discutere. La legge fissa un limite temporale preciso alla possibilità di riscossione e quel limite si misura sulla consegna effettiva dell’avviso al contribuente. Se la notifica arriva oltre i 5 anni, la richiesta del Comune può essere annullata anche quando la spedizione era partita entro la scadenza.

Fonte: TecnoAndroid

Condividi:
133 Condivisioni