C’è una nuova supercar italiana pronta a far girare la testa agli appassionati, e porta la firma di un costruttore giovane ma già con le idee chiarissime. Al Goodwood Festival of Speed 2026 Automobili Mignatta, realtà piemontese specializzata in sportive costruite quasi interamente a mano, ha scelto il palcoscenico britannico per svelare qualcosa che ha immediatamente fatto rumore tra i puristi. Da una parte i primi bozzetti della futura Rina Coupé, attesa nel 2027, dall’altra una versione rinnovata della Rina Barchetta, con una livrea inedita che pesca a piene mani dalla tradizione italiana della carrozzeria artigianale. Il bello è che qui non si parla di ibridi, turbo o schermi giganti. Si parla di roba vera, di quella che gli appassionati temevano ormai estinta. E infatti la meccanica è la prima cosa che salta all’occhio.
Un V8 aspirato e cambio manuale, come una volta
La Rina Coupé nasce per affiancare la Barchetta, mantenendone la filosofia costruttiva ma con una carrozzeria chiusa che strizza l’occhio alle granturismo italiane degli anni Sessanta. I bozzetti mostrano un profilo filante, il tetto double bubble e una coda tronca con i doppi fari circolari. Insomma, uno stile classico riletto in chiave moderna, senza cadere nel citazionismo fine a se stesso.
Sotto il cofano, però, il cuore resta lo stesso della Barchetta. E qui arriva la parte che farà felici in tanti. C’è una monoscocca in fibra di carbonio, un motore V8 aspirato da 5 litri capace di erogare circa 500 cavalli e un cambio manuale transaxle a sei rapporti. Nessuna elettronica invadente, nessun automatismo a doppia frizione. Solo un’esperienza di guida completamente analogica, quella che ormai in pochi hanno il coraggio di proporre nel 2026.
La Barchetta e l’omaggio ai battilastra piemontesi
Accanto agli schizzi della Coupé, a Goodwood ha debuttato anche una nuova Rina Barchetta con una tinta chiara pensata proprio per esaltarne le forme. Un dettaglio che non è casuale, visto che vuole rendere omaggio ai battilastra piemontesi, gli artigiani che un tempo modellavano a mano le carrozzerie delle sportive italiane. Un mestiere che rischia di sparire e che qui viene invece celebrato.
La sportiva introduce anche particolari in carbonio forgiato, un nuovo disegno dei cerchi e finiture interne aggiornate. Tra queste spicca il castelletto del cambio ridisegnato e numerosi elementi ricavati dal pieno, quel tipo di lavorazione che si sente subito quando si mette mano al portafoglio.
Allo stand, poi, erano esposti alcuni componenti tecnici che raccontano parecchio della filosofia del marchio. Uno su tutti l’albero di trasmissione in fibra di carbonio, una soluzione che contribuisce a ridurre il peso e a migliorare la risposta dinamica dell’auto. Piccoli dettagli, certo, ma che nel mondo delle sportive artigianali fanno tutta la differenza del mondo.