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Passare a un’auto elettrica può significare spendere quasi tre volte meno rispetto a chi continua a fare rifornimento alla pompa. Secondo le stime di Avere France la ricarica costa in media 420 euro all’anno, mentre per il carburante di un’auto a benzina la spesa sale a circa 1.200 euro. È una distanza che si nota subito sul conto corrente e che, almeno sulla carta, potrebbe allargarsi ancora grazie a una gestione più attenta dell’energia e al V2G, la tecnologia che permette all’auto di rivendere la corrente immagazzinata nella batteria.
Il messaggio di fondo è semplice da afferrare anche per chi di motori e kilowattora sa poco o nulla. Il classico pieno, quello che ogni automobilista conosce bene, verrebbe di fatto diviso per tre. E non si parla di un singolo viaggio fortunato o di una tariffa particolare trovata per caso, ma di un confronto su base annua tra due modi diversi di muoversi ogni giorno.
Auto elettrica: il pieno diviso per tre, numeri alla mano
Mettere uno accanto all’altro i due importi aiuta a capire la portata della questione. Da una parte ci sono i 420 euro necessari per alimentare una vettura a batteria per dodici mesi, dall’altra i 1.200 euro che servono a tenere in movimento un’auto tradizionale. La differenza supera i 700 euro all’anno ed è proprio questo scarto a rendere così interessante il discorso sui costi di ricarica, spesso al centro dei dubbi di chi sta valutando il passaggio all’elettrico.
Il dato di Avere France, insomma, fotografa una situazione in cui la spesa per la mobilità quotidiana si riduce in modo netto. Non serve fare calcoli complicati per accorgersene. Basta guardare quanto costa riempire il serbatoio e quanto invece si paga per caricare la batteria nello stesso arco di tempo.
Ricarica pilotata, la bolletta può scendere ancora
Il risparmio però non si ferma qui. Con una ricarica intelligente, cioè gestita e programmata con criterio invece che lasciata al caso, la spesa può calare ulteriormente in una forbice compresa tra il 30% e l’80%. Si tratta di un intervallo molto ampio, che dipende da quanto bene viene pilotato il rifornimento elettrico, ma che rende l’idea di quanto margine ci sia ancora per alleggerire la bolletta.
In pratica i 420 euro annui di partenza non vanno considerati come un tetto fisso. Chi riesce a organizzare le proprie ricariche in modo ottimale può vedere quella cifra assottigliarsi parecchio, fino a rendere la differenza con la benzina ancora più marcata. Ed è qui che entra in gioco la parte più ambiziosa della promessa legata alle vetture a batteria.
V2G, quando l’auto restituisce energia
Con il Vehicle to Grid la prospettiva cambia ulteriormente. L’auto non si limita più a prelevare elettricità dalla rete ma può anche cederne una parte, trasformando la batteria in una risorsa da cui ricavare qualcosa. È questa la seconda metà della promessa dell’elettrico rispetto ai motori a benzina: non soltanto spendere meno per muoversi, ma avere la possibilità di rivendere la propria corrente.
Tutto questo, però, vale a una condizione precisa. I vantaggi della ricarica pilotata e del V2G si concretizzano soltanto per chi ha effettivamente accesso a questi strumenti, ed è proprio l’accesso a fare la differenza tra un risparmio già importante e uno che può arrivare a ridurre ancora la spesa fino all’80%.
Fonte: TecnoAndroid








